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Simboli e racconti sulle immagini di san Martino di Tours a Martina Franca.

  • 10/11/2020
  • Maria Teresa Acquaviva
  • Arte
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Soldato romano, cavaliere, vescovo, protettore della città, delle messi e degli allevamenti, tante le storie raccontate dalle immagini di san Martino di Tours dipinte, scolpite e diffuse in città e in campagna.

Piazza Plebiscito nel cuore della città vecchia di Martina Franca è dominata dalla monumentale Basilica di San Martino sulla cui facciata al centro si staglia quasi a tutto tondo l’altorilievo realizzato da Giuseppe Morgese, scultore e progettista di origine barese che con i suoi figli lavorò sul cantiere della chiesa nel XVIII secolo, allora Collegiata. Si tratta di un gruppo scultoreo che rappresenta il celebre racconto di San Martino di Tours e il povero. Martino ancora militare romano un giorno era cavallo alle porte della città di Amiens dove notò un povero infreddolito e nudo. Era una giornata invernale gelida e stava per scatenarsi un temporale. Il pover’uomo pregava ignorato però dai passanti.  Martino intenerito decise allora di tagliare con la spada metà del suo mantello per donarglielo. La notte egli sognò Gesù Cristo vestito con la metà del mantello donato al povero. A questa esperienza seguì il battesimo di Martino che in seguito nel suo percorso di soldato di Cristo divenne il fondatore del monachesimo occidentale, poi vescovo di Tours dove fondò uno dei monasteri più famosi d’Europa e, infine, dopo la morte fu canonizzato. 
La spada usata per aiutare e non per ferire, un mantello donato che fa di Martino un santo caritatevole. L’iconografia di Martino cavaliere e il povero è tra le rappresentazioni del Santo più diffusa nel territorio di Martina Franca, che diventa uno stimolo ai cittadini di questa splendida città barocca della Puglia centrale a operare accoglienza e carità come il loro protettore insegna.

L’altra immagine diffusa di San Martino nella città di Martina Franca e in campagna, anzi la più diffusa, è quella di san Martino vescovo. Egli nel 371 fu eletto vescovo di Tours in Francia, dove fu sepolto dopo la sua morte avvenuta il 9 novembre, anche se le esequie si celebrano in tutto il mondo cristiano l’11 novembre. Statue, anche di autorevoli scultori, e dipinti a tempera rappresentano il Santo Vescovo nella Basilica, nel Palazzo Ducale, in Palazzi, Conventi,  in edicole votive in città e campagna e in molte chiese nelle masserie. Quasi sempre Martino vescovo ha in mano un grappolo d’uva e un fascio di spighe di grano, per ricordare il suo protettorato sulle messi. A san Martino si rivolgevano preghiere per un raccolto prospero di grano, uva ed altro.

Nella tradizione popolare italiana san Martino è anche il protettore dei cornuti, in riferimento alle Fiere di animali che si svolgevano in autunno a novembre dove si vendevano i buoi cornuti.  A tal proposito anche a Martina Franca annualmente si rinnova l’11 novembre, giorno commemorativo delle esequie del Santo, la Fiera di San Martino. Una fiera che risale al 1610 istituita dal duca di Martina Giambattista Caracciolo, con la durata di otto giorni in cui si vendevano anche i bovini italici con le grandi corna, più noti impropriamente come podolici.  La bellissima statua settecentesca di San Martino, in argento e oro, custodita nella Basilica, ha tra gli altri attributi anche un bovino con le corna infatti.
Ora la fiera dura un solo giorno ma continua a essere un’occasione per tanti allevatori che giungono a  Martina Franca da ogni parte per acquistare animali, tra cui anche i cavalli murgesi e gli asini martinesi, che rappresentano le eccellenti razze selezionate della Valle d’Itria.

L’Arco di Santo Stefano, la Porta di accesso alla città vecchia di Martina Franca, è dominato sul fastigio dalla statua equestre di San Martino in abiti militareschi. Questa iconografia, più rara, si trova rappresentata con statue litiche anche in qualche masseria della campagna di Martina Franca, dove però è diffusissima l’immagine di Martino vescovo con la spiga e l’uva, dipinta e in statuaria.
Tornando alla Porta di Santo Stefano, per la presenza del Santo Cavaliere è detta dai martinesi anche Porta di San Martino. Si tratta di un Arco di Trionfo vero e proprio che celebra il protettore di Martina Franca, collocato sull’apice in ricordo di un assedio che la città subì il 16 giugno del 1529, che la tradizione ha tramandato come Assedio dei Cappelletti. Il riferimento storico è invece alla guerra di Lautrec che si tenne sulle coste adriatiche pugliesi negli anni 1528 e 1529 tra i veneziani alleati dei francesi che avevano occupato Monopoli e gli Asburgo di Carlo V che  governava anche Napoli con un viceregno. In un momento di tregua del conflitto le fanterie del viceregno si ritirarono esausti all’interno della Puglia, pretendendo purtroppo con violenza e saccheggi ospitalità nelle città che attraversavano. Di quelle truppe alle porte di Martina Franca giunse il capitano Fabrizio Marramaldo con i suoi fanti, ma i cittadini già a conoscenza delle loro malefatte si barricarono in città offrendo ai militari soldi e cibo ma invitandoli ad andarsene. L’assedio durò qualche giorno fino a quando Marramaldo e i suoi soldati stanchi e affamati desistettero e dunque si diressero verso altre mete. Le mura urbane e la tenacia dei martinesi avevano protetto la città, ma la suggestione del miracolo si sa è sempre più accattivante. Pertanto la tradizione popolare racconta invece che di miracolosamente apparve in cielo San Martino soldato a capo del suo esercito celeste che mise in fuga terrorizzati gli assedianti, per la leggenda i Cappelletti. A ricordarcelo dal XVIII secolo c’è il meraviglioso Arco in stile rococò con la statua equestre del Santo, mentre l’episodio si colloca nel Rione Montedoro della città vecchia di Martina, nella piazza nota come Largo Cappelletti, dove furono sepolti i caduti di quell’assedio e dove fino a qualche anno fa si celebrava una messa in onore di quei defunti.



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