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Le masserie della Murgia dei Trulli.

Bisogna allontanarsi dai centri urbani della Valle d'Itria e percorrere le vie che tagliano boschi, seminativi e pascoli per scorgere a distanza le regine delle Murge, le masserie.

Se percorrendo le strade rurali della Murgia dei Trulli ci si allontana parecchio dai centri urbani ecco che il paesaggio delle casedde e delle viti, dei giardini di mandorli, fichi e orti lentamente lascia il posto ad ampi seminativi di foraggio e cereali a cui fanno da sfondo fitti boschi. In questo paesaggio a signoreggiare da secoli sono le masserie, con le loro bianche fabbriche; sono migliaia sparse su tutta la Murgia, poche ancora condotte dai massari, altre diventate aziende agricole più tecnologiche; troppe abbandonate a un destino di degrado e per fortuna alcune ristrutturate e trasformate in strutture ricettive.

Le masserie della Murgia dei  Trulli sono il simbolo  architettonico  della storia del  latifondo locale, caratterizzata, nei secoli scorsi, dalla  graduale usurpazione delle terre  demaniali (da principio ad  uso della  collettività per fini agricolo-pastorali)  perpetuata fin dal XV secolo  da  una piccola parte di  intraprendenti coloni, che  col passare del tempo  si  trasformò in borghesia terriera. Nel XVII secolo il  territorio era  ormai nelle  mani di poche famiglie che  controllavano anche le  amministrazioni cittadine.  Non ci furono grandi  estensioni nella storia  del latifondo della Murgia dei Trulli, come invece nel resto della  Puglia. I più grossi latifondi contavano circa 500/600 ettari, tra  seminativi, pascoli e bosco. Ma, come nel resto della Puglia, le masserie furono i centri propulsori del lavoro rurale e divennero i simboli architettonici di un ceto agrario trasformatosi in seguito in nobiltà locale.

La tradizionale suddivisione delle masserie in area padronale e area dei servizi, retaggio delle ville rustiche romane, sulla Murgia dei Trulli ha la particolarità di avere gli ambienti lavorativi a trullo. I complessi architettonici delle masserie più arcaiche sono composti da una serie di trulli integrati da lamie con tetto a pignon, ossia a due spioventi coperti con le chiancarelle calcaree, e con le volte a botte, meno appariscenti certo delle masserie edificate nei secoli successivi. Con l'affermazione sociale della borghesia terriera, infatti, anche le masserie diventano luoghi di rappresentanza delle famiglie proprietarie. Da quel momento la divisione tra gli spazi padronali e lavorativi sarà netta. Notevoli sono quelle costruite dal XVII al XIX secolo dove è manifesto l'influsso edile e artistico urbano, con decori barocchi, rococò e neoclassici. La presenza della chiesa segnava l'importanza di una masseria, infatti non tutte ne erano provviste. Inizialmente le chiese erano comprese nell'area dei servizi, dal XVII secolo furono costruite in posizioni rilevanti, nel XIX secolo qualcuna anche in locali interni alla casa padronale.

I servizi delle masserie in genere comprendevano le stalle per bovini, i  pagliai, i casolari (dove si produceva il formaggio), le corti, le  fogge (le cisterne coperte che raccolgono l'acqua dal terreno, per uso  agricolo), le piscine (le cisterne scoperte site nei campi), l'aia, gli iazzi (  i recinti per capre più distaccati e in posizione scoscesa su fondi  rocciosi i palmenti, le neviere (cisterne per conservare la neve  utilizzata poi come ghiaccio) e i fondi gentili (giardini con alberi da  frutta pregiati).

È improprio definire le masserie della Murgia dei Trulli fortificate  perchè esse non presentano, infatti, gli elementi tipici delle masserie sparse sui litorali, ionico e adriatico, primo fra tutti un muro di cinta con camminatoio e garitte o una struttura merlata o evidenti strutture a torre; queste infatti erano più esposte a pesanti incursioni dal mare. Le masserie murgiane, piuttosto, dispongono di elementi difensivi, come piccole garitte, feritoie e caditoie, di certo poco efficaci se si verificava un grosso assalto. Ma il pericolo più costante sulla Murgia è stato sempre l'abigeato e qualche episodio delinquenziale della prima metà del secolo Novecento, talvolta erroneamente associato al brignataggio storico.

Attualmente le masserie attive coltivano soprattutto foraggio in funzione degli allevamenti di bestiame, l'attività principale. Grazie all'attività agricolo-pastorale e ricettiva delle masserie si preservano ettari di paesaggio tipico, con grandi estensioni coltivate a pascolo che comprendono anche qualche ettaro di bosco. Un patrimonio che altrimenti sarebbe invaso da speculazioni edilizie assai diffuse, invece, in prossimità dei centri urbani.

 


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