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Santa Maria d'Itria nella Valle dei Trulli

  • 18/04/2014
  • Maria Teresa Acquaviva
  • Cultura
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Nelle grotte di una piccola dolina in Valle d'Itria fu fondato, nel XIII secolo, una piccola grancia basiliana e in una grotta fu dipinta l'Immagine della Madonna Odegitria.

Le persecuzioni iconoclaste a cavallo tra i secoli VII e IX nell'Oriente bizantino determinarono una diaspora di monaci greci-orientali nell'Italia meridionale, portatori di nuovi culti religiosi. Tra essi vi erano i seguaci di san Basilio che anche in Puglia fondarono alcuni cenobi in aree già popolate, scegliendo spesso ambienti rupestri. Fu proprio nel territorio ora noto come Valle d'Itria che, già nel XIII secolo, c'era sicuramente un piccolo centro religioso che apparteneva al monastero di san Nicola di Casole nel Basso Salento fondato nel 1099 sotto la regola di san Basilio. L'insediamento ai piedi dell'antica Martina, di cui non si conosce la precisa estensione,  consisteva in terreni per uso agricolo coltivato da coloni che corrispondevano una decima del raccolto al Monastero di Casole. Infatti si trattava di una grancia, ossia un deposito per raccolto agricolo, dove c'erano anche una piccola chiesa rupestre e una cella-grotta per il monaco granciere, che oltre a essere il custode si occupava anche degli uffici sacri.  Dalle fonti si comprende che tutto il sito si trovava sul fondo di una piccola dolina, ossia una piccola depressione carsica che ancora oggi è riscontrabile nel luogo. Quelle cavità, la grotta sacra in particolare, furono esplorate nel 1988 dagli speleologi Vittorio De Michele e Silvio Laddomada, che si calarono dal pavimento della cucina dell'ex Convento dei Cappuccini che poi fu edificato sul sito. Così si scoprì che  grotta da chiesa fu poi utilizzata come cisterna e, infine fino ai giorni nostri, come deposito per rifiuti vari. Ripulito l'ambiente vennero allo scoperto le due colonne dell'altare con i capitelli decorati.
 
Nel XV secolo la chiesa-grotta era nota nel comprensorio come chiesa di Santa Maria de Martina, poi Santa Maria d'Itria,  ed era un santuario molto frequentato dove si venerava l'affresco della Madonna Odegitria, poi Idria, anche Itria. L'immagine non era però quella diffusa della Madonna che regge il Bambino e con la mano indica la via (Gesù). Infatti Odegitria letteralmente dal greco odos che vuol dire guida, ed egheter che vuol dire via. In questa chiesa la Madonna era dipinta a mezzo busto con le mani giunte e senza Bambino, richiamando una immagine della Odegitria dipinta a Pera, antica città della Morea, nell'area dell'attuale Peloponneso in Grecia, all'epoca dominata dai veneziani.  
Nel 1545 a Martina Franca si insediarono in quella dolina i frati Cappuccini che inizialmente utilizzarono come abitazioni i locali dell'ex grancia basiliana e la chiesa rupestre di Santa Maria d'Itria per officiare. Nel 1557 furono avviati i lavori di costruzione del Convento che, già terminato nel 1587, divenne sede per praparare i novizi. Dopo un anno o due era già edificata anche la chiesa conventuale dedicata all'Assunzione. Nei secoli successivi la chiesa fu continuamente abbellita con opere di interesse artistico, tra cui anche la cappella dedicata alla Madonna d'Itria, in cui i frati trasferirono l'antico affresco della Madonna Odegitria dalla chiesa-grotta, una immagine arricchita all'epoca ai lati con di San Giovanni Battista e la  Maddalena, come la si ammira ancora oggi. Il momento della traferimento fu solenne, con una grande processione a cui parteciparono i cleri secolare, regolare e i tantissimi fedeli, oltre alle autorità civili.   
Tutta la chiesa è un gioiello, la cui sobrietà artistica esternata sulla facciata, riprogettata nel 1698 dal frate cappuccino Angelo Bruno, lascia il posto all'interno alle meraviglie scenografiche dei settecenteschi altari lignei a intarsio, opere eccellenti di "maestri marangoni",  fratelli cappuccini laici abili intarsiatori ed ebanisti. Opera mirabile sull'altare centrale è la tela del pittore salentino Donato Antonio D'Orlando che raffigura Maria Assunta in cielo (1589) a cui la chiesa è intitolata.
 
Riportando l'attenzione sulla'ntico sito basiliano e al Santuario di Santa Maria d'Itria, esso era sito in un crovevia non distante dalle importanti arterie Conversano-Monopoli, Taranto-Oria, che collegavano il luogo con le coste ioniche e adriatiche. C'era anche una stradina che dalla chiesa di Santa Maria d'Itria risaliva il colle fino alla città di  Martina, allora fortificata, proprio dinanzi alle mura e alla Porta di Santa Maria, che dalla chiesa-rupestre prese il nome.  Nel XVIII secolo, il frate cappuccino, fra' Angelo da Martina, decise di risistemare quella strada con il contributo dei fedeli. Ancora oggi è percorribile la stradina, anche se interrotta dalla Statale dei Trulli. Tuttavia, partendo dalla città, dalla porta di Santa Maria, si scende il colle panoramico passando davanti alla seicentesca chiesetta di Santa Maria della Provvidenza, un tempo Santa Antonio Piccinno seu de Padua;  poi, attraversata la Statale 172,  si continua verso la cinquecentesca chiesetta di San Donato, in cattivo stato di conservazione purtroppo. Prima di giungerte a destinazione si oltrepassa sulla destra una cappella votiva con l'immagine della Madonna, il luogo dove nel seicento sorgeva l'edicola votiva dedicata alla Madonna dell'Abbondanza. Infine si è dinanzi alla Chiesa dell'Assunta e al sito storico basiliano,  che custodisce sottoterra la chiesa di Santa Maria d'Itria. Insomma, una vera via sacra dedicata a Maria.

A proposito di immagini mariane dipinte in edicole votive ai crocicchi delle strade rurali, certamente rimandano al millenario compito della Madonna Odegitria, protettrice dei viandanti e guida per coloro che nell'inicurezza sociale anche di notte quelle strade percorrevano.
Per approfondire:
"Basiliani e cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina" in Riflessioni Umanesimo della Pietra pp.23-44 - di Giovanni Liuzzi.
"Santa Maria d'Itria a Martina Franca - Storia del Convento dei Cappuccini dai Basiliani ai Somaschi". di Giovanni Liuzzi - 2017



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