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Santa Maria d'Itria nella valle dei trulli

Nelle grotte di una piccola dolina in Valle d'Itria fu fondato, nel XIII secolo, un piccolo cenobio da monaci basiliani che dipinsero in una grotta l'Immagine della Madonna.

Le persecuzioni iconoclaste a cavallo tra i secoli VII e IX nell'Oriente bizantino determinarono una diaspora di monaci greci-orientali nell'Italia meridionale portatori di nuovi culti religiosi. Tra essi vi erano i seguaci di san Basilio che anche in Puglia fondarono alcuni cenobi in aree già popolate, scegliendo spesso ambienti rupestri. Fu proprio nelle grotte di una piccola dolina in Valle d'Itria che fu fondato, forse nel XIII secolo, un sito basiliano facente parte del feudo del monastero di san Nicola di Casole nel basso Salento. L'insediamento consisteva in terreni per uso agricolo, qualche cella, la grancia (deposito per vettovaglie) e una piccola chiesa rupestre dove fu affrescata e venerata l'immagine della Vergine orientale Odegitria, il cui nome vuol dire "colei che indica la via", qui dipinta alla maniera di un affresco venerato a Pera, antica città greca dominata dai veneziani. 

Quando la grotta fu esplorata e ripulita, da ricercatori locali, furono rinvenuti i capitelli decorati di due colonne, forse parti dell'altare. Ora su quel sito rupestre sorge l'ex Convento cinquecentesco di sant'Antonio dei Cappuccini con l'annessa chiesa dedicata all'Assunta,  in cui alla fine del Cinquecento fu traslata dai frati la sacra immagine dell'Odegitria,  all'epoca ormai venerata come santa Maria d'Idria o d'Itria. La sobrietà artistica sulla facciata della chiesa conventuale, riprogettata nel 1698 dal frate cappuccino Angelo Bruno, lascia il posto all'interno alle meraviglie scenografiche dei settecenteschi altari lignei a intarsio, opere eccellenti di "maestri marangoni"  fratelli cappuccini laici abili intarsiatori ed ebanisti.

Nella prima cappella a sinistra, dedicata alla Madonna, alla fine del Cinquecento fu traslata dalla grotta l'originaria icona sacra di santa Maria d'Itria ( poi modificata  con l'aggiunta ai lati di san Giovanni Battista e Maria Maddalena) per assegnare un posto di rilievo a un culto ormai fortemente praticato dagli abitanti di tutto il comprensorio. Sulle pareti della cappella scorrono tempere con storie mariane tratte dal Vecchio Testamento. Tutti gli altari in chiesa sono decorati da giochi di foglie, fiori, racemi e uccelli esotici finemente intagliati nel noce scuro, nel verde e nel chiaro dell'acero e nel giallo del bosso; nell'imponente altare centrale occupa un posto di rilievo la tela del pittore salentino Donato Antonio D'Orlando che raffigura Maria Assunta in cielo (1589) a cui la chiesa è intitolata.

Il sito dove sorgeva la chiesa rupestre di santa Maria d'Itria era anche un importante crocevia, particolare che mette in relazione la sua fondazione con altri luoghi sacri della Murgia dei Trulli dove sorgono chiese o edicole votive dedicate a Madonne, tutte sorte ai crocevia di importanti vie di comunicazione, quasi un simbolico riferimento al millenario ruolo della Vergine Odegitria "la protettrice dei viandanti", una rassicurazione per coloro che in passato, nell'insicurezza sociale, quelle vie percorrevano. Dall'immagine originaria dell'Odegitria derivano i tanti culti mariani diffusisi nelle campagne della Valle d'Itria e venerati attraverso le innumerevoli e sparse cappelle votive ai crocicchi delle strade, nelle cui nicchie le tempere raffiguranti Maria con in grembo Gesù Bambino continuano a confortare residenti e viandanti.

 


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