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I riti di Passione prima della Pasqua in Valle d'Itria

Con la copertura nelle chiese delle immagini di Cristo (quadri, statue e crocifissi) con un telo di velluto nero o viola in segno di lutto comincia ufficialmente la Settimana di Passione, una settimana di preparazione al solenne periodo Pasquale.

A Martina Franca si celebrava il Cristo alla Grotta, una preziosa statua seicentesca di Cristo deposto nella omonima chiesa di origine rupestre, un tempo extramoenia, dove si conservano ancora scene della Passione affrescate. Una lunga processione accompagnava la statua con i fedeli che reggevano delle croci in mano, alcune anche fabbricate in casa. Era occasione per alcuni agricoltori di vendere lungo il percorso le carote gialle confezionate a mazzi con nastri colorati, di cui i bambini erano ghiotti come fossero dolci. Nei giorni seguenti nelle chiese parrocchiali dei paesi cominciavano i preparativi per la Settimana Santa. Si puliva ogni oggetto sacro e gli altari, che sarebbero stati superbamente addobbati con fiori e panneggi per essere pronti il Giovedì Santo, giorno dedicato al pellegrinaggio ai "Sepolcri". Con la Domenica delle Palme il clima di austerità richiesto dalla Chiesa si attenuava un po' perché era un giorno di festa; tutti si erano procurati nei giorni precedenti i ramoscelli d'ulivo da far benedire e da scambiare, gesto simbolo di pace, che spesso davvero faceva riavvicinare dopo lunghi periodi di litigi parenti e amici.

La Domenica delle Palme di buona mattina, giungevano nei paesi i massari e i contadini con i loro rametti d'ulivo da far benedire durante la prima messa. Presto, perché, dopo le dovute visite parentali, era necessario tornare in campagna per accudire gli animali e riprendere i lavori rurali che, si sa, non concedevano tregua neppure nei dì di festa. Poi le strade dei paesi si affollavano di residenti, con bambini festosi nelle piazze o sui sagrati delle chiese. Tutti vestiti a festa, popolani e galantuomini. Era l'occasione per i giovanotti di scambiare  i ramoscelli d'ulivo con le promesse spose, le quali ricambiavano il giorno di Pasqua con un dolce che donavano alla futura suocera. A Martina Franca c'era un detto: "Palma dorata palma inzuccherata". Il detto scaturiva dal dono delle palme che il fidanzato faceva alla promessa sposa; se le palme ricevute (o i ramoscelli d'ulivo) erano dorate a Pasqua avrebbero avuto in cambio dalla fanciulla il cavaddistr (dolce tipico, un tarallo impastato con farina e uova a forma di cavallo) inzuccherato, ossia coperto di glassa, senza glassa se la palma ricevuta fosse stata verde. Pare che portato il dolce a casa della suocera la fanciulla doveva staccarne la testa e riporre il resto nelle mani del fidanzato, come segno di sottomissione al futuro capo di famiglia.

Tutto il popolo di credenti conservava uno o più ramoscelli d'ulivo benedetti da appendere agli usci domestici, anche sui punti più esposti esternamente dei trulli o delle masserie come simboli apotropaici che dovevano proteggere focolari, uomini, animali e messi. Quei ramoscelli benedetti dovevano entrare in una sola abitazione, anche se donati, altrimenti se ne invalidava il potere benefico. Così si sostituivano i ramoscelli esposti l'anno precedente, che si incenerivano. Quelle ceneri si custodivano fino al Mercoledì delle Ceneri dell'anno a venire quando, portate in chiesa e benedette, il sacerdote ne spargeva un pizzico sul capo (o sulla fronte) dei fedeli per ricordare la caducità della vita terrena, una sorta di memento mori.

Quella di scambiare anche le foglie di palma è un'usanza che qui si è diffusa più recentemente. Va detto però che la valenza che il ramoscello d'ulivo ha per i pugliesi è incomparabile con quella delle palme, perchè in questa terra l'ulivo non è solo simbolo di pace ma è una pianta identitaria della regione in cui da millenni si coltiva e se ne estrae il prezioso oro verde. Bisogna anche considerare che un tempo non c'era la commercializzazione quel giorno di tanti ramoscelli di ulivi o di palme nè la disponibilità di tutti a poterli acquistare; pertanto le fasce più povere della popolazione potevano approfittare della campagna, propria o di parenti, dove prendere ramoscelli d'ulivo direttamente dagli alberi. Non importava che non fossero argentati o dorati, l'essenziale era la benedizione degli stessi.

La Domenica delle Palme annunciava l'inizio della Settimana Santa, ma non la fine del periodo quaresimale che si sarebbe concluso nelle prime ore del Sabato Santo. Da qualche anno è stata rivitalizzata a Martina Franca la festa dedicata a Cristo alla Grotta, grazie all'impegno appassionato e alla ricerca di antiche tradizioni dell'Accademia della Cutizza 2010. La Chiesa sarà aperta ai visitatori dalla mattina di domenica 7 aprile, alle 17.30 sarà officiata una messa, poi seguirà, a cura dell'Accademia, la rievocazione della Passione di Cristo declamata in vernacolo martinese. Il tenore Gianni Nasti canterà alcune Stazioni con versi di Pietro Metastasio e musiche di Giovanni Griffi. Saranno, come in passato, distribuite le carote gialle ai partecipanti. Altri rituali, invece, come il tradizionale scambio tra promessi sposi, lo scambio delle palme e del dolce tipico, avvengono ancora, ma forse hanno perso la valenza carica di simboli come in passato.  Molte delle informazioni sono state raccolte da testimonianze orali di anziani, scrigni preziosi di cultura popolare.

 


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