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Il Dolmen di Montalbano: il fascino dei Megaliti pugliesi


Se prediligete fascino e mistero in un viaggio una meta consigliata è la campagna pugliese alla scoperta, nell’immediato entroterra, dei monumenti megalitici.

Il viaggio alla scoperta dei megaliti è un’avventura dello spirito immersi in uliveti secolari e avvolti dal frinire delle cicale. Con passi su sentieri pietrosi e terra rossa ecco che ogni tanto appaiono le grandi pietre meglio note come dolmen e menhir, monumenti risalenti all’Età del Bronzo costruiti quindi circa 4000 anni fa. Se ne contavano tanti distrutti però nei secoli di cui si conservano tracce e toponimi. Per fortuna alcuni megaliti sono sopravvissuti e ci fanno immaginare la realtà di un fenomeno antropologico legato alla sfera cultuale delle comunità che li erigevano, fenomeno che tanto si diffuse in Puglia ma che investì un ampio raggio geografico dall’Europa all’Asia Minore e alla costa settentrionale dell’Africa, in riferimento a monumenti megalitici similari. Ovviamente in altre forme il megalitismo si è manifestato in altre parti del mondo.

Dolmen è un termine che viene dal dialetto bretone, dol che vuol dire tavola e men che vuol dire pietra. Essi sono infatti formati dalla giustapposizione di grandi pietre da cui nasce la denominazione di “megaliti”. Tre, quattro o più lastre infisse verticalmente nel terreno, ortostati, formano una cella coperta da un lastra piana. Dai dolmen con celle piccoline ai più monumentali con grandi celle precedute da un corridoio di ingresso, il dromos, anch’esso un tempo coperto la cui lunghezza variava da pochi metri anche a una decina di metri.
I menhir sono delle colonne monolitiche di altezza e forma varia, anche di dimensioni notevoli. Anche il termine menhir proviene dal dialetto bretone e letteralmente significa lunga pietra, composto da men, sempre pietra, e hir che vuol dire lunga.

Perché i megaliti furono eretti?
Sull’uso, sul significato e sulla funzione dei megaliti pugliesi, e non solo, varia è la letteratura.
La funzione sepolcrale attribuita ai dolmen scaturisce dal ritrovamento, poco frequente, di alcuni scheletri. Proprio il numero esiguo di scheletri ha fatto pensare a sepolture destinate all’élite o solo al capo delle comunità, forse un sacerdote. A quella sepolcrale si aggiungeva anche una funzione cultuale dei dolmen deducibile per esempio dall’entrata solitamente rivolta a est e la cella in cui si deponeva il defunto a ovest, rispettivamente simboli di vita e di morte. Lo scorrere dei millenni ha visto l’utilizzo dei dolmen con funzioni differenti da parte di tante altre comunità che in quei luoghi si sono succedute. Canali di scolo sulle lastre di copertura delle celle fanno ipotizzare dell’utilizzo dei dolmen con funzioni anche di are, quindi luoghi dove avvenivano sacrifici di animali e se ne raccoglieva il sangue, forse riti propiziatori o riti di accoglienza nella comunità di uno straniero. Le ipotesi sono tante e suggestive.
I menhir hanno una simbologia fallica, quindi una funzione legata ai riti di fertilità, ma sono stati anche orologi solari perché le facciate larghe del monoblocco sono esposte a est-ovest, lungo le traiettorie del sole, anche qui un chiaro riferimento alla nascita e alla morte e alla ciclicità del tempo.

A prescindere dalle funzioni fin qui esposte, di certo queste costruzioni megalitiche sono sempre state circondate da un senso di mistero, tanto che il culto a esse legato è continuato ben oltre il loro periodo storico. Basti pensare che con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa preoccupata per il culto delle pietre molto radicato nelle popolazioni rurali, in un primo momento cristianizzò i megaliti, per esempio facendo incidere croci sui menhir, poi arrivò a distruggerne tanti. Cessati i culti, intorno alle grandi pietre sono sorte leggende e superstizioni giunte fino a noi.

Il dolmen di Montalbano
A proposito di leggenda, si racconta che furono dei giganti a sollevare delle grandi pietre e che eressero il Dolmen di Montalbano, noto anche come Tavola dei Paladini. Ma suggestioni a parte, le cose forse andarono diversamente e a erigerlo furono semplici uomini preistorici che avevano affinato delle tecniche per spostare  pietre mastodontiche. Si presume che tali monoliti si fecero rotolare su tronchi di legno fino al luogo prescelto. Quindi gli ortostati si fecero scivolare in canalette prescavate, e così si ottenne il recinto della cella. La lastra di copertura fu innalzata per trascinamento su scivoli addossati agli ortostati, simili a rampe realizzate con pietrame. A inumazione dei defunti avvenuta,  tutta la tomba fu coperta da pietrame fino a formare un tumulo che la celava da possibili profanatori.

Il Dolmen è sito nella Contrada Pescomarano, immerso nella Piana degli Ulivi secolari nel centro della Puglia, vicinissimo alla frazione di Montalbano nel territorio di Fasano, nel Parco Naturale delle Dune Costiere.  Non distante si può visitare la Lama Morelli, tipico solco torrentizio, fenomeno carsico molto diffuso sulle coste adriatiche e ioniche della Puglia, nei cui mari trovano sbocco le lame. La presenza di un piccolo trullo vicino al Dolmen di Montalbano è una testimonianza del millenario rapporto dell’uomo con la pietra nella Puglia carsica, un connubio che ha lasciato in eredità monumenti differenti per epoche e funzioni.

Attualmente il Dolmen di Montalbano, che si presenta incompleto, è composto da tre lastroni imponenti in calcare locale che formano un vano rettangolare con orientamento lungo l’asse nord-est, sud-ovest. I due lastroni laterali, gli ortostati, misurano lunghezza 2.80 e altezza 1.55 con uno spessore di 40 cm quello di sinistra, lunghezza cm 1.75 e altezza cm 1.40 con spessore di 30 cm l’ortostato di destra. La distanza interna tra i due ortostati è di cm 1.40. Il lastrone di copertura è lungo cm 220 e largo cm 200, spesso  cm  30. La struttura era completata da un dromos e da una copertura a tumulo, rimossi entrambi nel Novecento dai proprietari del fondo che utilizzarono il dolmen come deposito. Il Dolmen di Montalbano dunque era una Specchia dolmenica, ovvero un megalite con funzioni sepolcrali coperto con un tumulo di terra e pietra. Tanti altri megaliti pugliesi appartengono a questa categoria di specchie, ossia con funzione funeraria, da distinguersi però dalle altre specchie sparse nella campagna, forse del periodo messapico o edificate nel Medioevo con funzioni di torrette, e dalle specchie sative molto più recenti.

Il Dolmen di Montalbano è circondato da altre interessanti testimonianze archeologiche. A qualche metro di distanza c’è un ipogeo, delle tombe a fossa scavate nel banco roccioso e soprattutto la Lama Morelli già citata, di interesse non solo morfologico e naturalistico, ma anche antropologico per le tracce di insediamenti rupestri.

Un aneddoto a proposito dell’utilizzo incessante di alcuni megaliti pugliesi. Il Dolmen di Montalbano nel Novecento, quando già era stato spogliato dalla specchia che lo conteneva, è stato utilizzato non solo come deposito per attrezzi agricoli ma anche come cuccia del cane del proprietario del fondo. Si potrebbe dire un cane con una casa di valore inestimabile.

Il dolmen, infine, per molto tempo è stato anche riferito al territorio di Cisternino, che sorge però a quote più alte sulla Murgia sudorientale, più nell’entroterra. L’errore nacque perché l’archeologo Michele Gervasio, che per primo studiò il Dolmen nel 1910, arrivò nel luogo scendendo nella vicina Stazione Statale di Cisternino, sulla tratta adriatica. Su qualche testo si legge anche Dolmen di Fasano.

Molte delle informazioni descritte sul Megalitismo in Puglia sono tratte dal lavoro di tesi di laurea dell’autrice dell’articolo.

Di interesse sul Dolmen di Montalbano è un saggio scritto da Sabrina Del Piano e Michele Pastore dal titolo Il Dolmen di Montalbano a Cisternino nell’ampia fenomenologia del megalitismo, in Riflessioni Umanesimo della Pietra - 2008.



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