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La natura della Murgia: il Fragno


L'albero più caratteristico dei boschi della Murgia dei Trulli è il fragno, una specie di quercia che in Italia si ammira solo in questa parte della Puglia centrale.

Il fragno, il cui nome scientifico è quercus trojana, è una quercia diffusa in un’areale vasto dell’Europa sud-orientale, precisamente in tutta la Grecia settentrionale, la Jugoslavia meridionale e la Macedonia. Mentre in Italia il fragno è diffuso solo in Puglia , sulla Murgia sudorientale, anche nota come Murgia dei Trulli, dove avendo come centro Martina Franca l’areale comprende a nord la campagna di Putignano, quella di Gioia del Colle e ovest e quella di Ceglie Messapica a sud-est. Il fragno è dunque una pianta transadriatica che ci ricorda di tempi remoti in cui la Puglia era saldata alle altre sponde dell’Adriatico.
Nei boschi della Murgia dei Trulli il fragno è la quercia più diffusa e convive a quote più alte con la roverella, quercus pubescens. Sempre sulla Murgia è molto diffuso il leccio, quercus ilex,  a quote più basse però.
 
Gli esemplari secolari di fragni raggiungono anche altezze di 15 metri, hanno la chioma bassa e arrotondata e foglie di grandezza media e seghettate. La chioma è a foglie semi-caduche che d’autunno si colorano di rosso ruggine e resistono fino alla gemmazione primaverile, quando cadono spinte dalle nuove foglie. Molti fragni, e anche roverelle , se sono in seminativi esposti ai venti di tramontana della Murgia, si vedono spogli di foglie in pieno inverno mostrando un altro lato della loro bellezza.
Le ghiande del fragno sono importanti per i massari e per chi alleva maiali sulla Murgia, in quanto mangime molto appetibile. Quando spuntano le ghiande il massaro sa che saranno mature solo  l’anno successivo, ma valutandone la quantità egli può stabilire quanto mangime avrà a disposizione dopo un anno e quindi decidere quanti animali allevare. Per questo motivo, e non solo, i boschi di fragno sono sempre stati una ricchezza per l’economia agricola delle masserie. Molto compatto il legno che se ne ricava, con cui si realizzavano gli attrezzi agricoli, utensili domestici e qualche mobiletto. Sempre il suo legno fu molto impiegato nei secoli scorsi per realizzare imbarcazioni marinare. Pregiata anche la qualità di carbone che se ne ricava. Indispensabile, infine, il legno di fragno per affumicare il pregiato capocollo che si produce in Valle d'Itria, un'eccellenza gastronomica.
 
Il fragno nella tradizione popolare della Murgia dei Trulli ha anche poteri terapeutici.
C’è un rituale che si svolge ogni 3 maggio al Santuario della Madonna della Croce di Noci dove le mamme portano i bimbi piccoli affetti da ernia. Dopo un passaggio dal Santuario ci si reca nel fragneto adiacente, dove due compari prendono un ramo di fragno incidono un taglio orizzontale e lo divaricano. Così per tre volte infilano il bambino da quella fessura sincronizzando il rito con i tre rintocchi della campana del Santuario. Un affidarsi al sacro e al profano che forse guarirà il bambino.
Poiché il fragno è molto diffuso in Grecia, chissà se la grande quercia oracolare consacrata alla dea Dodona nell’Epiro era un fragno.

Di certo il fragno è sacro per la sua bellezza, maestosità e per la sua vitale importanza nell'ecosistema dei boschi della Murgia sudorientale.

 



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