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Le Masserie, le Api e il Miele, racconti dal passato.


In molte Masserie della provincia di Taranto si possono ammirare le arnie in pietra,  una testimonianza di quanto fosse importante nell’economia locale dei secoli scorsi l’allevamento di api per la produzione del miele e della cera.

Passeggiando per tratturi e poderi con l’amica Teresa nei nostri tanti giri esplorativi, un giorno ci siamo imbattute in due vecchie Masserie abbandonate, che sebbene in totale decadimento strutturale mi hanno lasciata senza fiato per tanto fascino e tanta bellezza. Come sempre accade, quando mi trovo difronte a tali spettacoli la mia mente galoppa e mi abbandona perdendosi in un passato immaginario, quando risate gioiose e braccia laboriose occupavano gli stessi spazi, e così emergono anche ricordi della mia infanzia.

A un tratto il mio sguardo è stato attratto da una struttura che non avevo mai visto: una serie di ordinati parallelepipedi in pietra, una sorta di colombaia per colombi giganti e ho chiesto a Teresa cosa fosse. Inaspettata la risposta: Arnie. Ecco che la curiosità si scatena! Casualmente ero di fronte a degli  avucchiari, così chiamati nel nostro dialetto le arnie. Gi avucchiari erano quelli di Masseria Russolite, in agro di Crispiano.

Nella campagna tarantina, e non solo in Puglia, l’allevamento delle api ha una lontanissima tradizione: a Taranto una placca ricorda il passaggio di Lucio Columella, agronomo e scrittore di importanti trattati sull’agricoltura ed esperto apistico;  Virgilio nelle Georgiche nel verso 125 scrisse che il miele di Taranto era comparabile a quello dell’Attica, il più celebrato dei suoi tempi.
Il miele non solo era l’unico dolcificante di ampio uso, ma era anche un rimedio medicamentoso, mentre la cera era usata per la concia delle pelli, come combustibile e a scopi votivi per accendere le lucerne in chiese e cappelle funerarie. In epoca medievale addirittura molti dei canoni corrisposti dai contadini ai proprietari delle terre erano costituiti da cera. In un editto reale Federico II, il Puer Apuliae, ordinò che in ogni fattoria del regno doveva esserci una quantità sufficiente di api e suo figlio, il re Manfredi, nel suo Statutum Massarium raccomandava di porre arnie ovunque esistessero degli alberi, dei fiori e dell’acqua.

A Masseria Russolite si conserva intatta una splendida struttura di 32 arnie armadio, costruite con blocchi monolitici, disposti in maniera lineare ad L, gli avucchiari appunto. La pratica dell’apicultura in sintesi si componeva delle seguenti fasi:  si iniziava con la raccolta di sciami selvatici presenti nella parte cava degli alberi o nelle grotte, poi riposti in arnie orizzontali a forma di cassa. Dopo aver allontanato le api bruciando sterco secco, si procedeva all’apertura delle arnie ( 3 volte l’anno) e al taglio dei favi che venivano spremuti in appositi torchi per separare il miele dalla cera.

Quasi sempre gli avucchiari erano all’interno di giardini cinti da muri,  proprio come a Masseria Russolite,  in una sorta di simbiosi mutualistica: le api avevano bisogno di cure e acqua e contemporaneamente impollinavano gli alberi da frutta. Si chiama ecosistema, fondamentale per la sopravvivenza del pianeta.

Non c’è che dire,  la realtà è andata di gran lunga oltre la mia fantasia! Quanta tristezza nel vedere ora questi patrimoni culturali destinati a cadere non solo nel dimenticatoio, anche nel degrado.

(Titti Semeraro, Presidente Associazione Culturale Giuniter)



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