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La Foc'ra di San Ciro a Grottaglie

La festa di San Ciro a Grottaglie dura più giorni, anche se la commemorazione ufficiale è il 31 gennaio, e si compone di più appuntamenti tra i quali la processione,  la Foc'ra, le funzioni sacre e i fuochi pirotecnici. 

Nella chiesa madre di Grottaglie, la Collegiata Maria SS. Annunziata,  si può ammirare nel Cappellone di San Ciro, dichiarato monumento nazionale, la statua settecentesca del santo, lignea e dorata a dimensione umana che rappresenta San Ciro in età matura, barbuto e vestito da monaco, con in mano la palma del martirio e un libro, chiaro riferimento alla sua scienza medica. Questa statua viene esposta ai fedeli durante le celebrazioni ma a sfilare in processione è un'altra statua lignea del santo, novecentesca e  conservata  nella chiesa di san Francesco da Paola, somigliante al san Ciro settecentesco, anche perché entrambi i simulacri recano nel petto frammenti di ossa.

Uno degli appuntamenti più attesi dei festeggiamenti in onore di san Ciro è l'accensione della Foc'ra, un falò, un rito legato al martirio del Santo che quando fu ucciso prima di essere decapitato fu torturato col fuoco. Questo rituale si svolge sempre il 30 gennaio nelle ore serali dopo che l'Arcivescovo ha benedetto la pira. La Foc'ra di Grottaglie se la si osserva da vicino per la sua struttura esterna ricorda uno dei tanti ricoveri in pietra a secco sparsi nella campagna dell'Alto Salento, trulli con struttura a gradoni decrescenti.  Solo che la Foc'ra non è una struttura di pietre ma fabbricata con la legna, i tronchi più grandi e i più sottili sarmenti accumulati da tempo dopo le potature dai fedeli e donate per il rito, si raccolgono anche parti di vecchio mobilio. Ogni anno la struttura può variare anche in altezza.  Con i tronchi si costruisce la base, vuota all'interno, dove si crea una camera provvista di porta con un profondo vestibolo, e proprio in quella camera che si accende la pira.  Mano a mano che la struttura cresce si utilizzano legni più sottili fino ai sarmenti in cima, ma con i sarmenti si copre esternamente tutta la Foc'ra per facilitare la combustione. In cima all'esterno si pone un croce con l'immagine di san Ciro. Alla fine questo grande covone che assomiglia a un trullo e che ha una camera all'interno sarà alto molti metri.

Il collegamento con altre feste del fuoco che da dicembre a marzo si svolgono in tanti luoghi della nostra Puglia scaturisce spontaneamente, tutti riti caratterizzati da falò o grandi pire dedicati a Santi,  ma che affondalo le radici nei rituali dedicati alla natura, quando dopo il solstizio d'inverno la luce del giorno lentamente nascendo veniva benedetta e simulata dal fuoco come elemento propiziatorio per il nuovo ciclo vitale e agricolo. Perchè san Ciro è patrono di Grottaglie? Grottaglie ha due patroni molto amati dai cittadini, il principale è Francesco De Geronimo, mentre il patronus minus principalis dal 1780 è San Ciro di Alessandria. Sebbene Francesco sia il patrono principale della città, la devozione dei grottagliesi è la stessa per entrambi, perché le due figure di Santi la storia ha intrecciato anche se  vissuti in epoche storiche molto distanti. Il primo a nascere è Ciro, ad Alessandria di Egitto, medico e taumaturgo ed eremita al servizio della fede cristiana per la quale nel IV secolo fu martirizzato. Nel XVII secolo, quando ormai il culto era molto diffuso in Italia,  le spoglie del Santo  furono portate a Napoli e deposte nella chiesa del Gesù Nuovo. Proprio a Napoli San Ciro, anche se morto, sarà importante nella vita di san Francesco De Geronimo, nato quest'ultimo nel 1642 a Grottaglie ma approdato a Napoli nel corso della sua formazione dove poi svolse il suo ministero sacerdotale dopo essere diventato Gesuita.  Fu proprio il gesuita Francesco  il divulgatore d'eccezione del culto di San Ciro a Napoli, durante il vice-regno spagnolo. Egli si prodigò durante le sue missioni di catechesi nei bassifondi della città, per i più sofferenti e per gli infermi.  Fu lui a deporre alcuni  frammenti di ossa di San Ciro in una teca d'argento con la quale benediva  i bisognosi nella Chiesa del Gesù. Da queste benedizioni ne scaturirono guarigioni e giovamenti. Guarì anche animali e nel tempo la sua fama di guaritore si diffuse, tanto che in quel luogo arrivavano da ogni parte. Opinione pubblica era che per mano di san Ciro operasse san Francesco De Geronimo. In un manoscritto di Francesco De Geronimo si legge che fu lui ad istituire l'annuale celebrazione del 31 dicembre per San Ciro, giorno del suo martirio. Francesco diffuse il culto di San Ciro anche nella sua città natale, a Grottaglie,  donando alla città una statua lignea policromata e impreziosita con dorature a  mezzo busto,  un vero gioiello artistico. Dopo la morte Francesco divenne Patrono di Grottaglie, morte che avvenne nel 1716 nella casa Gesuitica di Napoli. Nel 1839 egli fu proclamato Santo da Papa Gregorio XVI e nel 1945 le sue reliquie furono traslate a Grottaglie e deposte nella Chiesa dei Gesuiti.


 


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