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Martina Franca, la perla barocca della Murgia dei Trulli

Le origini medievali di Martina Franca sono celate, all'ignaro visitatore, dalle scenografiche e raffinate forme architettoniche settecentesche che dominano nella città vecchia.
 

Sorta su due colli, la città affonda le sue origini nel XIII secolo, quando sul colle occidentale, l'attuale Vico Montedoro, esisteva già un castrum Martinae, un piccolo castello forse con poche abitazioni intorno. Sul colle opposto sorse, agli inizi del XIV secolo, la Franca Martina fondata dal principe di Taranto Filippo I d'Angiò che con un privilegio datato 12 agosto 1310 rese il nuovo abitato borgo franco, esente in perpetuo dal pagamento di decime. Altri privilegi furono concessi negli anni tanto da attirare nel nuovo centro demico molte genti sparse sui colli intorno. L'accresciuta popolazione rese necessaria la trasformazione del borgo in terra, ossia una città fortificata munita di torri, porte e fossato e nel 1338 fu costruito un castello. 

 Il sogno demaniale degli abitanti purtroppo durò meno di un secolo, anzi il XIV secolo fu segnato da brevi periodi di demanialità regia alternati al potere feudale. Un potere feudale che si rafforzò nei secoli seguenti con giochi di alleanze tra feudatari e alcune intraprendenti famiglie locali che seppero, a danno della collettività , appropriarsi delle antiche "terre universali" preziose per uno sfruttamento agro-silvo-pastorale. Dai Del Tocco, i primi feudatari di Martina, ai Del Balzo Orsini, tra le famiglie più potenti in Puglia, attraverso varie casate si giunse al potere dei Caracciolo nel 1507, che divennero duchi di Martina. I Caracciolo, di origine napoletana, governarono la città per tre secoli, fino al   1806, anno che segna la fine del sistema feudale.

Poco rimane della città  medievale; riconoscibile è parte dell'impianto urbanistico e la torre  campanaria della Basilica di san Martino (ex Collegiata), le torri circolari e alcuni  toponimi. Il Seicento e il Settecento videro affermarsi rispettivamente il  barocco e il rococò. Fu nel Settecento soprattutto che la città visse un  rinnovamento architettonico dovuto anche ai cedimenti strutturali provocati  dal sisma del 1743 che interessò tutta la Terra d'Otranto (il territorio  compreso tra le odierne Provincie di Taranto, Brindisi e Lecce). Perlopiù si  demolì e si ricostruì, là dove, nel caso degli edifici sacri, preesistevano chiese  medievali.

 È il caso della vecchia Collegiata romanica dedicata al Santo patrono  Martino di Tours, che fu ricostruita nelle attuali forme barocche con  l'imponente e vertiginosa facciata; oggi la chiesa è Basilica. Fu il  caso delle chiese conventuali extramoenia e intramoenia, il cui passato  remoto è riconoscibile nei chiostri e nei conventi attigui. Si affermò  soprattutto l'architettura civile, con eleganti palazzi ornati da decori rococò realizzati da abili scalpellini artigiani. Tra le architetture civili la più imponente è senza dubbio il Palazzo Ducale dei duchi Caracciolo, costruito nelle parti stilisticamente più interessanti a cavallo tra il Sei e il Settecento dopo la demolizione del vecchio castello Orsini del Balzo. Il Palazzo per monumentalità e stile, di marchitettonico, piuttosto vicino a esempi napoletani e romani. Nel Piano Nobile del palazzo si possono ammirare aniera con elementi baroccheggianti, rappresenta in loco un unicum i dipinti a tempera del XVIII secolo opera del pittore francavillese Domenico Carella che, ispirato a grandi firme artistiche, riprodusse in stile rococò scene bibliche, di vita di corte e di mitologia classica, soggetti imitati poi dalle alte committenze locali nel decoro delle dimori civili.

 

 


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