Passaturi
  MENU

La Chiesa Matrice di Cisternino, dedicata a san Nicola


Le origini della Chiesa Matrice e del casale medievale di Cisternino, nella Valle d'itria.

Con certezza si può affermare l’esistenza di una Ecclesiam Sancti Nicolai de Cisternino nel XII secolo grazie a una bolla del 1180 del Papa Alessandro III in cui furono elencati tutti i possedimenti del feudo vescovile di Monopoli. Un agglomerato demico con una chiesa dedicata a San Nicola di Patàra, vescovo di Myra. Non si esclude che il Casale esistesse già nell’XI secolo o anche prima, come tanti altri sparsi sulle colline della Murgia, alcuni poi scomparsi altri, come Cisternino, sopravvissuti e diventati poi città. Cis-Sturnium, un toponimo di origine messapica che indicava che l’abitato era al di qua di Ostuni, l’antica Sturnium, poi diventato Stunium.
Sotto la Chiesa Madre di Cisternino è possibile visitare i resti archeologici della primitiva chiesa. Essa aveva l’entrata a ovest e l’abside centrale semicircolare a est, un’unica navata rettangolare e un altare formato da un monolite che sorgeva dalla roccia viva. La disposizione degli spazi fa dedurre che sia stata una chiesa con rito latino forse facente capo a qualche monastero benedettino vicino. C’era anche un piccolo ambiente con pilastri affrescati che si presume fungesse da paradisus, ossia luogo di sosta per i defunti prima della sepoltura, infatti, nel pavimento roccioso della chiesa sono state trovate le fosse sepolcrali. È presumibile che questo piccolo ambiente si utilizzasse anche per altri riti. Sulle pareti della chiesa primitiva rimangono solo tracce di affreschi con un’impronta ancora bizantina, che non vuol dire che siano stati realizzati da monaci basiliani, come si è pensato in passato che qui avessero un piccolo cenobio. Piuttosto un retaggio di cultura bizantina continuò a circolare nel Sud della Puglia per molti secoli oltre la dominazione bizantina, fondendosi nel tempo con altri apporti culturali. Bisogna quindi immaginare che la chiesa era un tempo completamente affrescata con immagini di Santi orientali e latini, come in altre chiese pugliesi coeve, le cui testimonianze sopravvivono soprattutto nei siti rupestri delle lame e delle gravine.

Come spesso succedeva con l’aumento della popolazione nasceva l’esigenza di una chiesa più grande. Così ottenuto il permesso dal vescovo-feudatario di Monopolo, alla fine del XIII secolo si avviarono i lavori di costruzione della nuova Chiesa, demolendo e interrando la preesistente. La chiesa fu realizzata a croce latina con l’abside orientata a Est in uno stile tardo-romanico. All’interno, trinavato e suddiviso da otto robuste colonne con capitelli decorati, furono in seguito aggiunti elementi gotici. Nel XVII fu demolita l’abside per realizzare un’ampia aula destinata ad accogliere un pregevole coro ligneo; la navata destra fu ampliata con la costruzione di due cappelle, una dedicata al Ss. Sacramento e una alla Madonna del Rosario. Come successe in Puglia in molte chiese romaniche dal Cinquecento in poi, anche la Chiesa Matrice di Cisternino fu arricchita da altari e cromature realizzate con stucchi nell’Ottocento, indubbiamente perdendo l’originaria impronta artistica ma con un risultato tuttavia gradevole. A metà Novecento con un intervento voluto dalla Soprintendenza delle Belle Arti di Bari si volle riportare l’interno al suo stato originario. Questi tipi di integrali interventi di restauro a metà Novecento riguardarono molte chiese pugliesi, comprese importanti Cattedrali. L'intento era di eliminare le stratificazioni stilistiche e decorative dei secoli successivi al periodo di edificazione, per riportare gli edifici alle originali forme romaniche. Interventi molto discutibili perché distrussero alcune opere rinascimentali, barocche, rococò e neoclassiche. Con l’aggravante che quasi sempre fu difficile recuperare il passato in maniera integrale, in riferimento soprattutto alle pitture murarie medievali. Nella Chiesa matrice di Cisternino in particolare si è fatto scempio sul cinquecentesco gruppo scultoreo di Stefano da Putignano, raffigurante la Madonna del Cardellino, un tempo in pietra policromata ora privato dei colori che certamente servivano a caratterizzare i personaggi, alla fine consegnando ai posteri un’estetica alterata.

Sotto il regno degli Angioini prima e degli Aragonesi dopo nell’Italia meridionale molti casali altomedievali furono trasformati in terrae, ossia città fortificate. Cisternino ebbe in quei secoli le sue mura e le sue torri, su cui tuttavia svettava la vetusta Torre Normanna. Due Porte facevano accedere alla città, Porta Piccola ancora esistente e Porta Grande poi demolita. Quest’ultima collegava La Torre Normanna alla Chiesa Matrice, come raffigurato anche in un dipinto ottocentesco del pittore cistranese Barnaba Zizzi. Nel 1848 durante i lavori di demolizione della Porta Grande crollò la facciata romanica della Chiesa Matrice quindi ricostruita nelle forme neoclassiche che si possono osservare ora. La facciata è tripartita da due eleganti lesene e divisa in due ordini raccordati da due vele e separati da una cornice marcapiano alle cui estremità sono collocate due statue che raffigurano un’Immacolata Concezione e Maria Maddalena. Il primo ordine presenta tre portali che preannunciano le rispettive navate, mentre l’ordine superiore presenta una finestra al centro ornata da una lunetta. Chiude la facciata un frontone sul cui vertice è collocata una croce. Curiosamente la statua litica del titolare della Chiesa, San Nicola, svetta sulla vicina Torre Normanna, quasi a voler rimarcare quel passato potere feudale, civile ed ecclesiastico, nelle mani del vescovado di Monopoli. A destra della facciata l’ampliamento architettonico seicentesco.

L’interno.
La Chiesa conserva l’impianto originario trinavato, originali sono le colonne e i capitelli le cui decorazioni medievali rimandano anche a elementi classici. Il tetto a capriate è un rifacimento e, infine, gli ampliamenti seicenteschi. Primo fra tutto la grande abside rettangolare dietro l’altare maggiore, quando fu demolita l’abside medievale. Ora quell’aula accoglie un pregevole coro ligneo barocco e sulla parete centrale sono esposte le tele che raffigurano San Pietro e San Paolo, quadri ad olio forse da attribuire al pittore cistranese Barnaba Zizzi. Al centro tra i due Santi è collocato un crocifisso ligneo che ha sostituito un più antico crocifisso. Crocifix Doloroso, ossia l’immagine del Cristo in croce che esprime dolore fisico, con evidenti i segni della passione.
A sinistra dell’Altare Maggiore sul pilastro si notano due protomi antropomorfe che raffigurano Federico II di Svevia e sua moglie Jolanda di Brienne, morta prematuramente e sepolta ad Andria. Questa notizia colpì molto i sudditi pugliesi tanto che la storia fu tramandata. È probabile quindi che lo scalpellino che alla fine del XIII secolo realizzò il capitello abbia omaggiato l’imperatore e la sua consorte. La tradizione popolare tramanda invece che la donna in realtà rappresenti una giovane cistranese che visse un’intensa storia d’amore con l’imperatore di passaggio da Cisternino.

Tra le opere artistiche della Chiesa pregevole è la  Madonna col Bambino in Trono di Stefano da Putignano.
Il gruppo scultoreo  è inserito in una splendida edicola di eccezionale valore artistico, tra le opere rinascimentali in Puglia sopravvissute, la  più rappresentativa forse del periodo di maturità artistica dello scultore. L’opera, che prima era policromata, dopo i restauri del Novecento appare ora in pietra a vista. Con il restauro fu manomesso anche il corpo centrale della scultura con lo spostamento del trono in avanti per meglio eliminare tutte le decorazioni pittoriche sulla parete di fondo, dove c’era un cielo azzurro stellato che certamente creava un’immagine prospettica all’occhio dell’osservatore. Nonostante le rimozioni e gli spostamenti la scultura continua a impressionare per le forme plastiche che sembrano vive, come se l’autore avesse concepito distintamente la scultura dalla policromia apposta dopo. I colori ovviamente facevano risaltare maggiormente l’espressività delle figure rappresentate.
L’edicola, di raffinato stile rinascimentale, esternamente è decorata da lesene e da una trabeazione decorate con motivi vegetali. Nella nicchia archivoltata siede la Madonna con Bambino sul Trono mentre viene incoronata da due Angeli. Ai lati gli offerenti, i fratelli Longo, anche committenti. Il Bambino è in posizione austera e benedice alla latina, con un’espressione che tradisce consapevolezza del suo ruolo sulla Terra. Egli regge nella mano sinistra un uccellino che teneramente gli accarezza la mano col becco. Questa immagine in genere simboleggia l’anima redenta del credente. Poiché nella tradizione locale quell’uccello si ritiene sia un cardellino allora si può rimandare anche alla passione di Cristo. “Cardellino” ha nella radice “cardo”, le spine del cardo composero la corona del Cristo durante la flagellazione.

Imago Pietatis.
Un’altra opera in pietra di Stefano da Putignano che si può ammirare nella prima cappella a sinistra, La Cappella della Madonna del Rosario. L’Imago Pietatis è il simbolo del Cristo Morto sacrificatosi per l’umanità, che rimanda quindi all’Eucarestia.  Nell’opera Cristo che è a mezzo busto, è rappresentato nel momento in cui esce dal sarcofago che è anche tabernacolo in cui è custodita l’Eucarestia. Ai lati del tabernacolo due angeli che dispiegano sul loro petto due rotoli su cui è scritto Jesus e Nazarenus. Le gambe degli angeli sono incrociate in contrapposizione alle mani incrociate del Cristo. Gli angeli-putti sono senza ali e con capelli corti, ossia sono angeli indicatori, perché rendono partecipe il fedele della passione di Cristo.

Nella stessa Cappella da ammirare è la tela della Madonna del Rosario un tempo contenuta nell’altare settecentesco ligneo in stile tardo barocco, maestoso e riccamente decorato e poi demolito perché il legno risultava nel 1969 corroso. La grande tela ad olio è circondata da quattordici piccoli ovali che rappresentano i Misteri del Rosario. Al centro la Madonna con Gesù Bambino circondati da schiere di angeli su uno sfondo dorato, prospettico e anche simbolicamente emanante luce divina. Due angeli incoronano Maria mentre consegna il rosario a san Domenico che è inginocchiato alla sua sinistra. Alla destra della Madonna è inginocchiata Santa Caterina con il giglio e il libro, suoi attributi. Ai lati del dipinto altre due piccole tele, rispettivamente raffiguranti a sinistra san Tommaso d’Aquino e a destra santa Rosa da Lima. Non si è potuto al momento risalire né alla data di realizzazione né all’autore. Ma dall’analisi stilistica di qualche studioso si può supporre che l’opera sia stata realizzata a cavallo tra il Seicento e il Settecento.

Madonna di Costantinopoli tra San Giorgio e Santa Caterina di Alessandria.
Sulla parete della navata sinistra, dopo un restauro accurato è stata riportata all’origine la pittura muraria della Madonna di Costantinopoli, culto diffusosi a Napoli alla fine del Cinquecento e poi in tutto il Regno. L’Immagine è realizzata in una nicchia poco profonda con una finta edicola arcuata. Della Madonna manca quasi tutto il corpo perché distrutto dal visibile scavo realizzato in passato per contenere altre opere. La Madonna è coperta dal maphorion, il manto rosso che avvolge il volto col velium, una striscia bianca, simbolo di verginità e virtù. La Madonna regge il Bambino Gesù, che come la madre ha la testa avvolta da nimbo. Egli è vestito di bianco con mantello verde e con la mano destra benedice. Ai lati della Madonna, su uno sfondo azzurro a sinistra è raffigurato san Giorgio e a destra santa Caterina. San Giorgio schiaccia il drago e lo uccide con il labaro conficcato nella bocca dell’animale. Santa Caterina poggia la mano destra sulla ruota principale suo attributo perché strumento di tortura prima della decapitazione. Entrambi recono in mano le palme del martirio.

La Madonna della Madia
Si tratta di una bella scultura lignea policroma prima collocata in chiesa, ora è ammirabile in sacrestia.  Il bassorilievo è di rilevanza artistica e raffigura la Madonna a mezzo busto, richiamando l’archetipo della Odegitria, vestita col maphorion, la testa col nimbo decorato. L’opera rivela qualche somiglianza con l’icona della Cattedrale di Monopoli che è più antica però. Nell’icona di Cisternino il Bambino Gesù è rappresentato frontalmente mentre benedice e tutta l’immagine è molto vicina a stilemi artistici del Rinascimento.  La Madonna trasmette col suo sguardo la tristezza di una Madre che sa già il tragico destino del figlio. In basso le singole travi rimandano alla storia dell’arrivo della zattera con l’icona della Madonna a Monopoli, la zattera che si erge al lato del bambino. L’opera dall’esame stilistico sembra realizzata da un abile intagliatore e lascia ipotizzare un periodo compreso tra il XV e il XVI secolo.

Le tele del pittore Barnaba Zizzi nella Cappella del Santissimo Sacramento.
L’artista Barnaba Zizzi nacque a Cisternino nel 1762 e morì a Latiano nel 1828, dove lavorò molto, sposando anche una latianese.  Il pittore realizzò i dipinti presenti nella chiesa Madre di Cisternino alla fine degli anni ’80 del Settecento. Il numero più consistente è esposto sulle pareti laterali del vestibolo della seicentesca Cappella dedicata al Ss. Sacramento. L’Ultima Cena, presenta un’insolita figura di Gesù in piedi davanti al tavolo mentre benedice il pane. Nella scena, Gesù ha già annunciato agli apostoli il tradimento prossimo perché essi alle sue spalle discutono concitati. Solo San Giovanni è assorto nel suo amore per Gesù a cui è seduto vicino.
L’altra grande tela raffigura il Compianto su Cristo Morto, dominata al centro dalla Madonna, addolorata e con lo sguardo rivolto al cielo mentre Gesù ha la testa posata sul suo grembo, quel grembo che l’ha generato. A destra di Cristo è raffigurata Maria Maddalena e alle sue spalle san Giovanni. A destra Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, tutti partecipano dolorosamente al tragico evento.
Una serie di ovali arricchiscono la cappella e bisogna ammirarli seguendo un percorso cronologico di alcuni avvenimenti della vita e della passione di Cristo: San Giovanni Battista, Gesù Buon Pastore, Maria Maddalena, Gesù nel Getsemani, la Flagellazione di Cristo, la Coronazione di Spine e Cristo che porta la Croce.

La Statua di San Nicola
Tra il 1720 e il 1730 fu realizzata la statua lignea policroma di san Nicola, Patrono principale di Cisternino, perché si erano già aggiunti come protettori Quirico e Giulitta. Il Santo è rappresentato con i paramenti vescovili.

Le altre sculture policrome che si ammirano in chiesa sono: il Cristo risorto, san Giuseppe con Bambino, sant’Anna con la Madonna Bambina, l’Immacolata Concezione e la statua di San Quirico e Giulitta, protettori della città. 


Per Approfondire
La Chiesa di San Nicola a Cisternino - di AA.VV. Schena Editore 
Cisternino - di Semeraro, R. -  Schena Editore - 2005
Cisternino, chiese, riti e antiche tradizioni - di Ostuni, S. Edizioni Vivere in - 2000
Barnaba Zizzi, un pittore riscoperto - di Herrmann - Semeraro -  Schena Editore 2005.



Lascia un commento

  Invia commento


NOTA BENE: il tuo commento sarà prima moderato e se ritenuto idoneo sarà pubblicato