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La notte di Santa Cecilia a Taranto

La suggestiva notte di Santa Cecilia a Taranto tra pastorali e pettole.

Generalmente amo scrivere di tradizioni e usanze del popolo della Valle d’Itria, ma oggi condividerò una delle mie più felici esperienze di “contaminazione”, quella col vicino popolo della Magna Grecia. Devo alla mia amica Roberta, tarantina verace, la scoperta della tradizione che la notte del 22 novembre anima le vie e le case della città di Taranto. Non so se corrisponda a vero il detto che il Natale di Taranto sia il più lungo d’Italia, so per certo che nel giorno di Santa Cecilia, ormai da anni, anche a casa mia si addobba l’albero di Natale e si da il via all’atmosfera magica che aleggia in questo periodo dell’anno.
Ho ancora vivo il ricordo di anni fa quando Roberta alle 03,30 del mattino mi ha trascinata al Duomo di San Cataldo, nella città vecchia di Taranto,  per la benedizione delle Bande, Santa Cecilia  è infatti la protettrice dei musicisti. Incuranti del freddo, giovani, anziani, bambini assonnati e curiosi come me, ricordo che attendemmo il primo squillo per poi seguire il magnifico tradizionale giro mattutino dei gruppi bandistici.

L’origine pare sia (dico pare perché veramente vi parlo di narrazioni non scientificamente confutate) nelle melodie suonate dai pastori Abruzzesi che durante la transumanza scendevano sino nelle nostre terre con le loro greggi e le loro zampogne e suonavano per i vicoli della città, e durante la loro questua itinerante ricevevano del cibo in cambio della musica . Il cibo loro donato era, ovviamente, povero ma gustoso e nutriente: le pettole. E quella notte di tanti anni fa con Roberta,  ricevemmo pettole, da scegliere tra quelle passate nello zucchero o zucchero a velo e cannella, e quelle salate con baccalà, che si friggevano per strada e sui balconi.

La leggenda racconta che il giorno di Santa Cecilia, come d’abitudine, una donna si fosse alzata di buon’ora per impastare il pane, ma mentre l’impasto lievitava fu attratta dalla melodia delle zampogne e corse in strada per seguire i pastori tra i vicoli. Tornata a casa si accorse che l’impasto era andato oltre nella lievitazione e non poteva essere più utilizzato, mentre i suoi bambini piangevano perché svegliatisi volevano fare colazione. La mamma non si perse d’animo, mise a scaldare dell’olio e iniziò a friggere piccole palline di quell'impasto. I bambini ne furono entusiasti e dunque chiesero alla madre come si chiamassero quelle palline fritte così gustose. La mamma risposte pettel, ispirata dal dialetto pitta vuol dire "piccola focaccia". Così mamma e figli scesero poi in strada  con le pettole rimanenti e offrirono le pettole agli zampognari.


Di veramente leggendario ci sono le pettole di Roberta ormai diventate una tradizione molto attesa nella mia famgila,  di cui passo a darvi la ricetta:

300 gr di farina di  grano tenero e 200 gr di semola rimacinata,
un cubetto di lievito di birra,
un cucchiaino da caffè di sale,
acqua q.b. e olio d’oliva per friggere.

Riscaldate dell’acqua in una coppa, setacciate le farine e al centro aggiungete il sale e un pochino di acqua in cui stemperare il lievito di birra, quindi iniziate ad aggiungere acqua lavorando energicamente l’impasto dal basso verso l’alto, facendo immagazzinare aria, sino a ottenere un impasto omogeneo, appiccicoso e quasi cremoso. Mettetelo a lievitare, almeno 2 ore e almeno fino a quando non è triplicato di volume e la superficie è bollosa. Utilizzate una pentola alta per friggere le pettole che vanno completamente coperte di olio. Prima vanno giù e man mano che si gonfiano vengono a galla.
Vanno mangiate passate nello zucchero o nello zucchero a velo e cannella. La versione salata prevede che nell’impasto venga sbriciolato del baccalà ammollato o delle acciughe salate.

Una  esperienza  che davvero vale la pena "assaporare" non solo con le pettole, ascoltando anche le pastorali intonate dalle Bande in una suggestiva atmosfera nell'attesa delle prime luci del giorno. Se non siete tarantini, fatevi contaminare come successe a me tanti anni fa.

Un ringraziamento a Gaetano Rolando Russo per le foto della pettolata e a Taranto vecchia.org per la foto con le Bande.


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