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Alberobello, Patrimonio Unesco.


Nel 1996 Alberobello fu proclamata patrimonio dell'Umanità per la unicità del suo nucleo più antico costituito da trulli.

La più diffusa tesi sulle origini storiche di Alberobello è basata sull'esistenza di una Silva Arboris Belli, la selva che si estendeva sulle colline dove sorge ora la città, già popolata nel XV secolo quando feudatario di quei territori era il conte Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona, che oltre ad aver concesso le terre ai coloni concesse loro di poter edificare dimore in pietra a secco. Si venne così a conformare il primitivo nucleo della successiva città popolata da capanne di pietra. Studi recenti nominano invece vero fondatore di Alberobello il conte Gian Girolamo II Acquaviva d'Aragona che, nel XVII secolo, fece popolare la sua Difesa Arboris Belli, fino ad allora riserva di caccia, da nuclei familiari che chiedevano appezzamenti di terre per sopravvivere.

 "Nido di fuoriusciti" furono definiti quei primi insediamenti, trattandosi di debitori insolventi, poveri che non potevano pagare le tasse. Ne giunsero tanti sulla Selva dalle zone limitrofe, dove poterono coltivare disboscando e dissodando, in cambio di una decima di tutto il raccolto al Conte. Questi avviò, dunque, una politica di rinnovamento e di sviluppo delle risorse della Selva, facendo edificare una taverna (1635) alla confluenza di importanti tracciati viari, che divenne una sicura rendita per la famiglia comitale. La Taverna era, infatti, dotata di stalle, di osteria e di stanze per i viandanti, oltre che di molino, forno e beccheria. Una tesi che riscatta dunque la persona del famigerato conte Gian Girolamo II, detto il Guercio di Puglia, tradizionalmente noto come un crudele feudatario, descritto ora come benefattore e imprenditore. Egli accolse nelle sue terre, infatti, diseredati e poveri esentandoli da tasse e garantendo loro una serie di servizi utili per le attività agricole.

  Tornando alla Silva Arboris Belli, si trattò quindi di un casale di  rustiche costruzioni in pietra a secco e senza malta che nel XVII  secolo ebbe anche la sua chiesa, costruita distante dal villaggio,  in cui fu dipinta sul muro una Beata Vergine di Loreto, san  Cosma e san Damiano ai lati e l'Eterno in alto. Si tramanda che  il Guercio di Puglia fu molto devoto ai Ss. Medici Cosma e  Damiano tanto da inculcare il culto all'intero abitato, culto che  evidentemente attecchì al punto tale che tutt'ora è tra i più  importanti della Murgia dei Trulli. La festa alberobellese dei Ss.  Medici, a Settembre, coinvolge migliaia di pellegrini che  giungono al santuario in città percorrendo a piedi, di notte e di giorno, le strade rurali della Valle d'Itria, provenienti da tutti i paesi limitrofi.

After the death of Guercio di Puglia, the now populous village, despite being considered by the family of the Counts a demic center was hidden from the state authorities. Official recognition as a city occurred in 1797 when King Ferdinand IV arrived in Puglia. A delegation of some courageous inhabitants of Alberobello went to the king, who was in Taranto, to ask him to free the city from feudal power. With a decree, the king granted Alberobello freedom from the Counts. Thus was officially born the city of Alberobello, which took its name from a majestic oak, still alive in the first decades of the XVIII century, from which the surrounding forest had taken its name, the silva arboris belli, where the primitive village once stood. Now houses with mortar were also built but the trulli continued to be built until almost the entire 1900 where the inhabitants have always lived. These trulli are today the oldest nucleus of Alberobello, unique in the world, for this reason Unesco Heritage since 1996.



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