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Le Madonne dipinte nelle Grotte di Mottola – Sabato 7 maggio

Sabato pomeriggio, 7 maggio, Passaturi.it propone un itinerario dedicato alle Madonne affrescate nelle chiese rupestri di Mottola, proprio nel mese alla Madonna dedicato. Si visiteranno quattro chiese-santuario, di cui tre rupestri: la piccola chiesa sub-divo della Madonna di Costantinopoli e le chiese rupestri  della Madonna del Carmine o Madonna Abbàscdella Madonna delle Sette Lampade e di Santa Margherita o Marina. Rientrando è prevista una sosta panoramica sul Villaggio di Petruscio, vera e propria città fantasma medioevale, scavata a più livelli nell’omonima gravina.

Info
Accoglienza alle ore 15.00 davanti alla sede dell’Ufficio Turistico di Mottola, in Viale Ionio, angolo via Lucania, in corrispondenza della prima rotatoria per chi giunge da Taranto-Bari e da Noci-Martina;
la puntualità è gradita per rispetto di tutti;
partenza alle ore 15.30;
abbigliamento: si consigliano scarpe basse;
contributo a persona 8 euro, i bambini fino a 10 anni non pagano;
prenotazione obbligatoria al n.3205753268 entro le ore 18, e non oltre, di venerdì 6 maggio;
la visita guidata è a cura di Maria Grottola.

I luoghi
Chiesa rupestre di Santa Margherita
La chiesa di Santa Margherita, definita dagli accademici la vera “perla” delle chiese rupestri pugliesi,  è dedicata a Margherita, la Marina degli Orientali originaria di Antiochia di Pisidia, antica regione dell’impero romano, attualmente in Turchia. Di nobile famiglia pagana, convertita al cristianesimo, fu perseguitata e torturata e morì dunque martire, divenendo la protettrice delle gestanti e delle partorienti.  Tra i numerosissimi affreschi che ricoprono interamente le pareti della chiesa attira subito l’attenzione quello posto di fronte all’ingresso, databile dal XII al XIV secolo, raffigurante Margherita, racchiusa sotto un arco decorato a foglioline: qui si intravedono gli influssi della raffinata arte bizantina comnena, forse ai tempi del suo splendore o forse giunti da noi più tardi, in epoca angioina. Questo luogo sacro sembrerebbe una sorta di chiesa “al femminile” per una serie di ragioni: la sinuosità della sua planimetria, quasi a guisa di un ventre materno, risultato di ripetuti allargamenti; i molteplici  affreschi della Vergine con Bambino, dalla Madonna Allattante alla Madonna della Tenerezza e ancora l’affresco della Madonna del Buon Cammino, qui realizzati in numero maggiore rispetto ad altre chiese rupestri;  per la presenza di un probabile fonte battesimale, supportato da un sistema di cisterne;  per la reiterata icona di Margherita, ritratta anche nella sua passio, laddove in 12 pannelli è riportata esattamente la trama del racconto agiografico di Jacopo da Varagine, la Leggenda Aurea, un libro che raccoglie le biografie dei santi, scritto nel XIII secolo e divenuto un  autentico best seller in tutt’Europa. Infine, chiesa “al femminile” per la presenza di una rarità iconografica in ambito rupestre: l’affresco di San Nicola di Myra che procura la dote alle tre fanciulle salvandole dall’infame ed incombente sorte di essere costrette a prostituirsi.

Il santuario rupestre della Madonna del Carmine
Secondo la leggenda, il 22 aprile 1506 la Vergine del Carmelo apparve in sogno al chierico Francesco Pietro di Filippo, che riposava in una grotta, e gli ordinò di edificare, proprio in quel sito, una cappella a Lei dedicata, promettendo la sua potente intercessione per le grazie che i suoi devoti avrebbero richiesto. In seguito, alla sua devozione vennero attribuite una serie di guarigioni miracolose e soprattutto la protezione dei giovani dalle tentazioni della carne. Da allora, durante i sabati di Quaresima, presso la cappella si svolge un affollatissimo pellegrinaggio votivo da Mottola e da molti centri vicini, mentre la ricorrenza mariana viene festeggiata l’Ottava di Pasqua e l’8 settembre.

La cripta originaria, forse rifugio di un eremita o chiesa rupestre, è stata fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli, presentando attualmente una pianta quadrata. L’antro devozionale è scavato rozzamente nella roccia, con i pilastri monolitici che sostengono la volta piana. Sull’altare la cupola a base quadrata si eleva per otto metri e mostra sull’intradosso lo stemma della famiglia Palumbo, feudataria di Palagiano nella prima metà dell’Ottocento. L’affresco sull’altare (probabilmente un palinsesto su un affresco molto più antico) è datato 1654 e rappresenta la Vergine Odegitria con due angeli che le reggono la corona, mentre ai lati sono dipinti altri due angeli genuflessi con ceri accesi. Nel sott’arco della composizione, a destra, sono dipinte una tavoletta votiva, raffigurante una giovane donna di Grottaglie che implora la guarigione di  una fistola di origine venerea, e un San Giuseppe. A sinistra, un’altra tavoletta votiva rappresenta un giovane nobile “passionato malamente” con i pantaloni aperti sul davanti e la madre in fervente preghiera. Si tratta probabilmente della figlia e del nipote di Tiberio Domini Roberti, barone di Palagianello alla metà del XVI secolo. Sotto quest’ultimo ex-voto è raffigurato San Gioacchino. Sul pilastro è invece rappresentata una Trinità, attribuita al XVII secolo.

Il santuario cittadino della Cappella della Madonna di Costantinopoli
La minuscola Cappella della Madonna di Costantinopoli, recentemente restaurata, rappresenta uno dei più antichi monumenti della città. Attualmente si trova inglobata all’interno di un quartiere della periferia urbana, ma in origine era posta ai piedi della collina al di fuori delle mura cittadine, sul ciglio di una antichissima strada istmica di collegamento tra lo Ionio e l’Adriatico, coerentemente con la sua dedicazione alla Vergine Odegitria.

Le prime citazioni della Cappella si hanno nelle relazioni vescovili del XVII e XVIII secolo. Da essa, sino alla fine dell’800, il 25 marzo partiva una suggestiva cavalcata che raggiungeva la Chiesa dell’Annunziata, anch’essa posta sulla direttrice della via istmica Chiatona-Conversano. La cappella, che risale con ogni probabilità al XVI secolo, è di modeste dimensioni (4 mt x 4 mt esterno; 2,60 mt x 2,60 mt interno), realizzata con conci di tufo ben squadrati con muratura a secco, priva esteriormente di decorazione e si presenta a pianta quadrata. La volta piana è impostata su lunette perimetrali poggianti su dodici graziosi peducci di varia forma, cesellati a punta di diamante, a modanature con fasce decorate a ovuli, a tronco di cono. Sulla parete posta di fronte all’ingresso sono visibili i resti delle mensole di appoggio dell’altare, nonché due piccole nicchie laterali. Al di sopra dell’altare si notano gli affreschi che ornano la cappella: al centro la Vergine Odegitria con il Bambino Gesù: alla sua destra San Rocco e alla sua sinistra San Sebastiano.

Il santuario rupestre della Madonna delle Sette Lampade
Le leggenda narra che il 14 settembre 1837, quando a Mottola infieriva il colera asiatico, la Vergine sia apparsa in sogno a una povera donna malata, promettendole che l’epidemia sarebbe cessata e che ella sarebbe guarita se avesse fatto scoprire una cappella a Lei dedicata, della quale l’apparizione indicò il sito. La donna, quasi morente, comunicò tutto al suo confessore, così che la notizia si sparse e molti contadini e curiosi, armati di vanghe, si recarono sul posto indicato riportando alla luce, in poche ore, la chiesa rupestre. I fedeli tradizionalmente mantengono ancora tutt’oggi accese perpetuamente Sette Lampade e  la festa viene celebrata il 14 settembre.

L’aula del Santuario rupestre è quasi quadrata, binavata e divisa da due pilastri che terminano in altrettante absidi. Nell’abside destra c’è un affresco che raffigura una Madonna con Bambino, posta al centro tra san Giovanni Evangelista e san Pietro. Nell’abside sinistra è dipinta una Déesis, il Cristo Pantocratore in trono tra la Vergine Maria e san Giovanni Battista a Lui rivolti in preghiera. Si tratta di palinsesti di varie epoche ricoperti nel XIX secolo da pannelli addossati agli altari originari su cui sono affrescati nuovi soggetti sacri, di modesta entità artistica: sulla destra la Vergine col Bambino contornata da Angeli e sulla sinistra san Gregorio Magno. Nella chiesetta è affrescata anche l’immagine di santa Venerdia o Parasceve, ascrivibile al XII secolo, e una Crocifissione degli anni ’30 del Novecento. La volta è decorata da motivi sacri ornamentali e da finte travature.

Villaggio di Petruscio
L’imponente Gravina di Petruscio, tra le più grandiose dell’intero Arco Ionico, offre uno spettacolo unico con oltre un centinaio di case-grotte scavate nella roccia friabile dei due spalti. Stradine e scalinate, ora parzialmente crollate, collegavano le case poste su diversi livelli, a formare una sorta di “palazzi” o “condomini” rupestri con piazzette, magazzini, cimiteri e giardini-ortali. Essa ci appare come una vera e propria città fantasma, non essendoci state superfetazioni architettoniche d’epoca posteriore all’XI secolo, a differenza di quel che è avvenuto in altri centri vicini da Massafra a Matera.
Tra i suoi anfratti si snoda un meraviglioso percorso archeologico-naturalistico ricco di specie della macchia mediterranea tipiche dell’areale murgiano.
Petruscio sorse probabilmente in epoca medioevale, durante le colonizzazioni bizantine della Puglia, per soddisfare le necessità dei conquistatori stessi di presidiare il territorio conquistato, ripopolarlo e ricondurlo all’agricoltura, abbandonata da secoli, a causa della fine dell’impero romano. Dalla scalinata monumentale medioevale, scolpita nella roccia, si scende nella gravina, per visitare le tipiche case-grotte, caratterizzate da una particolare architettura e divisione dello spazio interno ed esterno, funzionale agli usi domestici contadini e pastorali. Interessante è la  Casa dell’ Igumeno per la sua particolare architettura, unica in tutto il villaggio, così curata e raffinata. La più importante delle tre chiese rupestri del villaggio, denominata Cattedrale per la sua imponenza, è stata probabilmente scavata in epoca alto-medioevale.

Mottola - Chiesa rupestre di Santa Margherita - madonna della tenerezza - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre di Santa Margherita – Madonna della Tenerezza – Foto Maria Grottola

Mottola - Chiesa rupestre di santa margherita - santa Margherita - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre di Santa Margherita – Santa Margherita – Foto Maria Grottola

Mottola - Chiesa rupestre della mafonna delle Sette Lampade (navata sinistra) - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre della Madonna delle Sette Lampade (navata sinistra) – Foto Maria Grottola

Mottola - Chiesa rupestre della Madonna di Abbasc - Madonna con Bambini - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre della Madonna  Abbasc – Madonna con Bambino – Foto Maria Grottola

Mottola - Chiesa rupestre di Santa Margherita - santa Margherita - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre della Madonna  Abbasc – Trinità – Foto Maria Grottola

Mottola - Villaggio rupestre di Petruscio - Foto Maria Grottola

Mottola – Villaggio rupestre di Petruscio – Foto Maria Grottola

Mottola- Chiesa rupestre di Santa Margherita - Foto Maria Grottola

Mottola- Chiesa rupestre di Santa Margherita – Foto Maria Grottola

Mottola - Chiesa rupestre di Santa Margherita - san Marco Evangelista - Foto Maria Grottola

Mottola – Chiesa rupestre di Santa Margherita – San Marco Evangelista – Foto Maria Grottola

 

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