candelora - massafra

La Candelora nell’arte rupestre pugliese e nella tradizione

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica festeggia la Presentazione di Gesù al Tempio che nel linguaggio popolare è più nota come festa della Candelora. La festa ha origini molto arcaiche e affonda le radici in culti precristiani.  Per i Romani  il mensem Febrarium era  il mese della Purificazione e veniva celebrata la dea Giunone Purificatrice con cerimoniali che comprendevano anche processioni nelle vie della città con fiaccole accese. Il fuoco delle fiaccole emulava il calore e la luce del sole che avanzava di nuovo lentamente  sul buio. 

A distanza di secoli la religione cristiana ha assimilato questa celebrazione assegnandole un altro significato. Nella Chiesa bizantina essa diventò una delle dodici feste del calendario liturgico con il nome di “Presentazione di Gesù al Tempio”.  Nel IV secolo la stessa cerimonia a Gerusalemme si festeggiava il 14 febbraio,  quaranta giorni dall’Epifania che l’Oriente festeggiava come nascita di Gesù. Da ricordare che i Lupercali romani cadevano a metà febbraio e si celebravano con fiaccole e ceri accesi.  Nel VI secolo la festa fu introdotta da Giustiniano a  Costantinopoli e  nel VII secolo, con  il Pontificato di papa Sergio I,  la festa si anticipò al 2 febbraio ossia quaranta giorni dopo il 25 dicembre, giorno di nascita di Gesù in Occidente, e il cerimoniale era noto come “Purificazione di Maria”. Si diffuse l’usanza di accendere le candele da cui il nome Candelora. Successivamente si è istituita anche  l’usanza della benedizione delle candele nelle chiese.

Nel Levitico 12, 1-4, si legge che la donna dopo aver partorito un maschio era immonda come nei giorni delle sue regole; l’ottavo giorno il bimbo si circoncideva e per quaranta giorni  la madre doveva astenersi da contatti con la comunità e non toccare nulla di sacro,  per purificarsi.  Dopo quaranta giorni poteva avvenire il rito Ordo Praesentandi puerum in templum post XL dies, con il quale la donna veniva di nuovo accolta nella comunità. Seguendo la legge di Mosè,   Giuseppe e Maria a quaranta giorni dalla nascita di Gesù si presentarono al Tempio con due colombi da sacrificare. Essi furono accolti dal vecchio Simeone e dalla sacerdotessa Anna, anche lei molto anziana. Nel vangelo di Luca (II, 28-32) si legge che Simeone vedendo Gesù pronunciò:  …«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele»…   Simeone e Anna avevano riconosciuto nel Bambino il Messia,  la Luce che illumina il Mondo. Da queste parole potrebbe essere stata tratta l’usanza delle candele  che simboleggiavano la luce divina, come nell’antica Roma simboleggiavano la luce del Sole.

Due dipinti rupestri medievali che si possono ammirare in Puglia raffiguranti la Presentazione di Gesù al Tempio sono a Massafra, in provincia di Taranto,  e a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi. A Massafra, nella chiesa della Madonna della Candelora l’affresco in oggetto è l’unica scena cristologica e dà il nome alla Cripta.
La nicchia che conserva l’affresco non è molto larga e per questo forse non è stato possibile  dipingere tutti i personaggi,  pertanto sono affrescati solo la Madonna, Gesù Bambino e Simeone. La Madonna, che indossa un maphorion rosso su una veste azzurra, è dipinta nell’atto di consegnare il Bambino a  Simeone sorreggendolo con la mano destra,  mentre con la sinistra lo indica, indica la Luce. Gesù,  vestito da una tunica bianca con le pieghe rese da color rosso, è rivolto verso Simeone che lo accoglie. La mensa dell’altare, decorato con una coperta rossa con sopra un evangelario chiuso, simboleggia un’ara sacrificale, un presagio per il sacrificio futuro di Cristo. Maria  offre il figlio per la salvezza dell’umanità ma al tempo stesso viene Purificata. Simeone, con barba e capelli lunghi e fluenti è coperto da un mantello anche sulle mani.

A San Vito dei Normanni  “La Presentazione di Gesù al Tempio” è affrescata nel soffitto della  chiesa rupestre di San Biagio. La scena si svolge intorno all’altare sotto un baldacchino a tre archi, che rimandano a tre cupole,  con tende riccamente trapuntate da perle e gemme.  In questo affresco la Vergine ha già consegnato Gesù a Simeone.  Qui sono dipinti anche Giuseppe e la sacerdotessa Anna. L’altare è costituito da tre blocchi che secondo la concezione ebraica simboleggiano la costruzione del mondo: la base a forma di imbuto è il sottosuolo, il centro rettangolare è la terra, la mensa semicircolare è il cielo. Gesù, con una lunga tunica rossa,  è ancora proteso verso la madre   mentre guarda Simeone e  con i piedi sfiora l’altare-ara, particolare che allude all’Eucarestia.  Anche qui come nell’affresco di Masssafra Simeone ha lunghi capelli e una barba folta, ma ha un’aspetto più austero, tradendo una dignità sacerdotale. Si ipotizza, infatti,  che egli fosse un sacerdote del Tempio, ma non tutti gli studiosi sono concordi.  Egli viene anche tramandato nei testi liturgici come uno dei più grandi profeti. Come il profeta Mosè vide Dio tra le nubi , così il profeta Simeone prese in braccio il Dio incarnato. Alle spalle di Simeone la sacerdotessa Anna, ormai ottantaquattrenne anche se con sembianze giovanili,  con un maphorion rosso come quello della Madonna, con una mano benedice alla greca mentre con l’altra regge un rotolo su cui si legge : “Questo bambino donerà la forza alla terra”.  In questa rappresentazione compaiono anche le due tortorelle o colombe offerte da Giuseppe in una gabbia, come comandava la legge di Mosè per la purificazione della donna. Giuseppe, affrescato a destra dell’altare con Maria,  indossa un tunica azzurra e un mantello rosso  con sandali che ricordano quelli degli apostoli.

Nelle chiese rupestri di Puglia  sparse tra lame e gravine ci sono rare immagini di offerenti dei ceri per la purificazione. Sono i luoghi dove sono affrescate la Madonna e le sante Anna e Margherita (Marina per la chiesa greca), a cui le donne a quaranta giorni dal parto offrivano le candele accese. 

 Ancora oggi durante la Candelora i sacerdoti benedicono le candele in chiesa, che custodite nelle case vengono accese per scongiurare avversità. Un tempo era una tradizione popolare molto diffusa perché si credeva che quel fuoco benedetto facesse tornare un familiare scomparso, potesse guarire da una malattia o accompagnasse il moribondo a una morte serena.

La festa della Candelora è legata anche al vaticinio animale testimoniato da molti proverbi popolari  che ricordano che in quella giornata si fanno predizioni future. Se la giornata è bella la primavera è lontana e l’orso dopo essersi affacciato dalla sua tana rientra per altri quaranta giorni; al contrario se la giornata è fredda e piovosa l’orso non rientra perché  dall’inverno si è quasi fuori. 

(La foto di copertina raffigura l’affresco della “Presentazione di Gesù al Tempio” nella Chiesa della Madonna della Candelora a Massafra).

Nelle foto che seguono sono raffigurati in ordine: “La presentazione di Gesù al Tempio” nella Chiesa rupestre di San Biagio a San Vito dei Normanni ; il particolare di due offerenti  nella Chiesa rupestre di San Nicola a Mottola; figure di offerenti nella Chiesa rupestre della Madonna della Candelora a Massafra. 

Sugli argomenti è interessante leggere: “Il Santuario rupestre di San Biagio” di Maria Luisa Hermann e “La decorazione pittorica delle chiese rupestri” di Maria Falla Castelfranchi (pp.129-143), in “Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata” di dell’Aquila e Messina.
E’ interessante anche un articolo di Domenico Caragnano dal titolo “La presentazione di Gesù al Tempio nelle chiese rupestri della Puglia” (pp.22-26) nella rivista Alceo.

29 gennaio 2015 (M.T.A.)

sanbiag01       Mottola, Chiesa rupestre di San Nicola. offerenti . quello a destra con fiaccola. - Copia

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