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Il culto di Michele Arcangelo sulla Murgia, il santo delle grotte.

Tracciando un percorso dedicato all’Arcangelo Michele sulla Murgia, nel centro della Puglia,  i luoghi di culto più antichi si caratterizzano sempre per essere in ambienti selvaggi e rupestri dove l’elemento grotta è sempre protagonista. Nel Parco Regionale delle Gravine,  lungo l’Arco Ionico, e nelle lame del brindisino, sulla costa adriatica, è frequente poter ammirare nelle chiese rupestri immagini di san Michele dipinto alla maniera orientale, da archistratega, il principe delle milizie celesti, vestito da alto dignitario di corte che regge nella mano destra la lancia e nella sinistra il globo crocesignato  con cui domina e controlla la Terra per riferire a Dio.  Il culto dell’Angelo è nato, infatti,  in Frigia (Turchia) da cui poi diffondendosi è giunto in Europa attraverso l’Italia. A Mottola, città nel tarantino,  nella chiesa rupestre di san Nicola di Casalrotto, nota anche come la “Cappella Sistina in rupe”,   nel bema (il presbiterio) di cui l’arcangelo è il guardiano ci sono, invece, due immagini di Michele: una alla maniera orientale, da archistratega, l’altra alla maniera diffusa in Occidente, ossia da combattente che con la lancia trafigge il drago. Indubbiamente quest’ultima è l’iconografia di san Michele più conosciuta. Quella di Michele archistratega infatti si diffuse in Puglia sotto la dominazione bizantina, immagine poi soppiantata da quella di Michele combattente fin dall’Alto Medioevo.

In realtà l’interpretazione di san Michele combattente, che domina nella cultura occidentale, fu diffusa in occidente dai Longobardi nel  loro Ducato di Benevento, nei cui confini era compreso il Monte Gargano e la città di Siponto, legati alla leggenda agiografica del santo Michele. L’immagine dell’Arcangelo combattente fu congeniale ai Longobardi che vi ritrovavano le caratteristiche di Wotan, divinità suprema dei popoli germanici,  dio della guerra. Probabilmente l’immagine ha richiamato anche altre divinità pagane guerriere, non solo germaniche, ma anche celtiche. Così che il nuovo culto di san Michele innestandosi su culti più antichi diventò metafora della vittoria del Crisitanesimo (san Michele) sul paganesimo (il drago) . I Longobardi elessero protettore l’Arcangelo Michele ponendolo dal Monte Gargano a guardia dei confini del Ducato e soprattutto lo elessero  instrumentum regni capace anche di  riappacificare le genti nei territori conquistati.

Studi più recenti attribuiscono, però, il merito di aver diffuso maggiormente in Occidente l’immagine di san Michele combattente ai Normanni, la cui conquista pugliese è da mettere in relazione proprio con un loro pellegrinaggio alla Montagna sacra nell’XI secolo. Lo stesso duca di Normandia, Riccardo I, aveva dato impulso nel X secolo al santuario di Mont-Saint- Michel trasferendovi una comunità di monaci benedettini.  Interessante è la relazione tra Michele combattente e le crociate che si svolsero tra l’XI e il XIII secolo, perché è probabile che in quell’arco di tempo quella iconografia sia diventata metafora della vittoria del Cristianesimo  (san Michele) sull’Islam (il drago). Cambia, per esempio, dal 1300 in poi anche l’iconografia di altri santi,  come san Giorgio, fino ad allora rappresentato frontalmente poi raffigurato a cavallo mentre con la lancia uccide il drago.  Qualche secolo dopo con la Controriforma della Chiesa cattolica il drago sconfitto da Michele sarà metafora di Eresia.

Girando per La Murgia nelle chiese dedicate all’Arcangelo Michele talvolta si trovano, dipinti e scolpiti, i suoi attributi identificativi: l’elmo, la spada e  lo scudo.  Tutti questi elementi traggono origine dalle parole di Giovanni, tratte dall’Apocalisse (12,7), in cui si descrive la battaglia celeste tra l’Arcangelo Michele e i suoi Angeli contro gli angeli ribelli, capeggiati da Lucifero, il dragone o il serpente. Una battaglia che si conclude con la cacciata dal Paradiso dei ribelli che precipitano sulla Terra. San Michele è anche il difensore del popolo eletto che appare a Giosuè (Giosuè 6,14) durante l’assedio di Gerico, con la sua spada sguainata, e si dichiara “principe delle milizie celesti”.  Questi passi della Bibbia certamente hanno ispirato gli artisti nella rappresentazione dell’Angelo come  combattente, colui che personifica la dynamis, la potenza di Dio.  Micha’el vuol dire infatti “Chi come Dio!”, in latino Quis ut Deus, che si legge quasi sempre sullo scudo dell’Angelo e sugli accessi alle chiese a lui dedicate.

Sempre in ambito rupestre sulla Murgia si trova la figura di san Michele in veste di combattente e psicostata insieme, il pesatore di anime che regge una bilancia.  Successivamente la bilancia fu sostituita sia in pittura che in scultura da una catena con cui l’Arcangelo tiene imbrigliato il Diavolo. Nella chiesa del Monte Purgatorio a Martina Franca si ammira una bella tela seicentesca del pittore Giovanni Stefano Caramia, ritenuta dagli storici locali forse il massimo pittore del  barocco martinese, dove san Michele veste il ruolo di psicopompo, ossia di conduttore delle anime, un ruolo desunto dai culti pagani, si pensi alla figura di Hermes-Mercurio psicopompo. E’ un’immagine del Santo meno diffusa delle altre descritte, quella di psicopompo,  che tuttavia si può ammirare anche in dipinti più antichi, come a  Laterza nella chiesa rupestre  di san Giacomo, dove in un dipinto monumentale  si vedono le anime dei dannati (solo le teste) che devono essere pesate da Michele; le elette andranno nel Paradiso, i dannati all’inferno. Manca il purgatorio che sarà rappresentato dalla fine del 1200, come  in letteratura.

Nel territorio di Putignano, la famosa città del carnevale,  è possibile visitare il santuario di San Michele in Monte Laureto, una tra le tante tappe intermedie del Cammino dell’Angelo in Puglia, tra le più significative. La grotta è anche più ampia di quella garganica e in essa si conserva una bella statua di san Michele combattente contro il drago dello scultore pugliese Stefano da Putignano. Nella grotta stilla anche acqua, come in altre e come sul Gargano. La relazione di Michele con l’acqua riconduce anche al suo antichissimo ruolo di guaritore, un ruolo riconosciuto nei primi secoli del Cristianesimo già in Oriente, in Frigia, dove san Michele era venerato come taumaturgo che guariva attraverso le proprietà benefiche delle acque naturali. Anche nella grotta garganica, a Monte sant’Angelo, l’acqua che stilla era un toccasana per i pellegrini.

Nel territorio di Ceglie Messapica, a tre chilometri dall’abitato sulla via per Francavilla Fontana si trova la cripta di San Michele Arcangelo, una grotta molto ampia e interessante da un punto di vista geologico e archeologico. L’ingresso della cavità è nascosto dalla vegetazione e si accede nella caverna tramite una scalinata scavata nella roccia.  Il luogo è suggestivo e ricco anche di stalattiti e stalagmiti ma a impressionare in quell’atmosfera in penombra sono le immagini di un Cristo Pantocratore, dell’Arcangelo Michele che uccide il drago e di una Madonna orante, tutti in mediocre stato di conservazione.

Nella periferia di Martina Franca, in un antico insediamento rupestre sulla piccola gravina di Giampicotta, sulla via per Ceglie Messapica è  possibile visitare la bella cripta di Sant’Angelo, su cui poi fu edificata la chiesa di San Michele. Fonti antiche citano già il culto di san Michele in questa grotta indicata come Grotta degli Eremiti al confine tra i territori di Monopili e quello di Martina Franca.  Sempre in ambito martinese c’è la grotta di Sant’Angelo di Franzullo, dove la visita è più impegnativa, meglio se guidati da speleologi. Tanti altri sono i luoghi sparsi dedicati all’Arcangelo Michele, di alcuni rimane solo il toponimo. Alcune chiese sono proprietà private in masserie e altre appartengono alle Contrade sparse nel territorio, come la chiesetta di san Simone a Crispiano. Tutti luoghi che testimoniano l’importanza e la diffusione del culto tra le genti locali. Un culto che nasce, va ricordato, in ambienti pastorali come la leggenda agiografica dell’Arcangelo tramanda.

La leggenda delle  Apparitio sul Monte Gargano
Uno dei protagonisti della leggenda è il pastore eponimo Gargano, ricco possidente di armenti che un giorno in cerca di un suo toro smarrito lo trovò fermo sulla cima del monte dinanzi a una grotta. Irato gli scagliò una freccia avvelenata che però invertì la rotta ferendo lo stesso Gargano. L’accaduto fu riferito al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, il quale chiese al popolo di digiunare e pregare per tre giorni. Alla fine dei tre giorni l’Arcangelo apparì per la prima volta al vescovo annunciando che la grotta da quel momento era la sua dimora. Seguirono altre due apparizioni nelle quali prima l’Arcangelo rassicurò la vittoria della battaglia dei sipontini sui bizantini grazie al suo intervento e poi affermò di aver lui stesso consacrato la grotta. I sipontini recatisi sul Monte per pregare trovarono  un’orma di san Michele sulla roccia nella grotta e un drappo rosso con cui rivestire l’altare. Da quel momento la grotta divenne il luogo sacro più frequentato nel sud Italia, meta di pellegrini, anche coronati, durante i cammini verso la Terra Santa e viceversa.

(A.M.T.  12 febbraio 2015)

Putignano - Grotta di San Michele in Monte Laureto

Putignano – Grotta di San Michele in Monte Laureto

Mottola - San Nicola di Casalrotto- san Michele Arcangelo - Ft. di Maria Grottola

Mottola – San Nicola di Casalrotto- san Michele Arcangelo – Ft. di Maria Grottola

Martina Franca - cripta di sant'Angelo - San Michele

Martina Franca – cripta di sant’Angelo – San Michele

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Martina Franca – Chiesa del Monte Purgatorio – Tela del pittore Giovanni Stefano Caramia raffigurante la “Madonna della grazia, San Michele Arcangelo (psicopompo) e le Anime del Purgatorio.

 

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