Puglia, ulivi secolari sulla pianura brindisina  (ft. Mt. Acquaviva)

Gli ulivi di Puglia, i patriarchi verdi

Bizzarre sculture in movimento, ora contorte ora fuse in sinuosi abbracci, talvolta evocano l’arcano con spettrali sembianze, altre appaiono come giganti buoni oppure sembrano danzare. Così gli ulivi di Puglia scatenano la fantasia specialmente se modellati dal vento, da sempre abile scalpellino. Plurisecolari e monumentali gli ulivi in Puglia sono onnipresenti negli agri comunali, dal Gargano alla Terra di Bari fino alla Penisola salentina. L’ulivo nella regione è la principale coltura arborea e la Puglia è la prima produttrice di olio in Italia.

ulivi - Copia

Quasi certamente la coltivazione dell’ulivo in Puglia fu introdotta dagli Achei,  nell’VIII secolo, che intuirono subito le particolari condizioni favorevoli  ambientali. Alla fine del Medioevo, dopo periodi di crisi, rifiorirono anche in  Puglia le coltivazioni arboree tra cui gli ulivi, grazie anche alla forte richiesta dei  mercanti europei e delle Repubbliche marinare. Così nel corso dei secoli la Puglia  è diventata quell’immenso uliveto, che non è solo una risorsa economica ma anche  un inestimabile patrimonio turistico-culturale poiché agli ulivi sono associati  anche i suggestivi frantoi ipogei, luoghi ora dismessi perché sostituiti da moderni  frantoi oleari ma di grande interesse storico e archeologico, che erano provvisti di  macine a trazione animale, torchi, vasche, recipienti in argilla per conservare  l’olio, un enorme focolare, stalle e mangiatoie per il bestiame utilizzato e improvvisati giacigli per i lavoranti, che per qualche mese non vedevano la luce del sole.

foto CRIFIU

Foto tratta da CRIFIU

Uno scenario spettacolare degli Ulivi di Puglia si può godere dall’alto delle colline della Murgia brindisina dove l’affaccio è a tratti a strapiombo sulla sterminata Piana degli Ulivi. Da qui la vista si perde nel mare verde argenteo delle chiome arboree, che poi lascia spazio all’orizzonte all’azzurro del mare Adriatico. Immergersi un un uliveto pugliese è un’avventura in cerca di giganti buoni, dove l’atmosfera ti avvolge, se di giorno, con un costante frinire delle cicale che dapprima è assordante poi diviene ipnotico. Agli alberi di ulivo quasi sempre sono associate altre colture, gli ortaggi nella pianura adriatica soprattutto. 

Là dove inerpicandosi gli ulivi risalgono la collina murgiana ecco che sono associati anche mandorli e viti, mentre sulla pianura tarantina gli agrumi. Insomma un paesaggio mutevole viene offerto dai patriarchi verdi pugliesi tanto preziosi come un detto popolare rammenta: gli ulivi si piantavano e si attendeva pazientemente i primi consistenti frutti dopo almeno trent’anni; chi li piantava era consapevole che di quei frutti non avrebbe goduto, ma era felice di lasciare una preziosa eredità ai propri figli. I fatti non smentiscono il detto se si considera che l’olio è l’oro verde di Puglia. Ma l’ulivo è stato utilizzato in tanti modi, non solo i suoi frutti, l’olio e le olive, ma anche il suo legno immortale plasmato dalle mani dell’artista, che viene ispirato dalle stesse forme contorte del ramo da modellare. Anche l’artigiano si cimenta ancora nella fabbricazione di utensili domestici, gli stessi della cultura contadina, ora ricercatissimi dai turisti. Come i trulli, gli Ulivi di Puglia sono identitari della regione e si spera che un giorno diventino ufficialmente Patrimonio dell’Umanità, mentre per i pugliesi essi lo sono già.

Puglia, Piana degli Ulivi, sullo sfondo il mare Adriatico

Puglia, Piana degli Ulivi, sullo sfondo il mare Adriatico

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