Puglia, Valle d'Itria  (ft. Mt. Acquaviva)

Alle radici dei trulli

La forma più arcaica dei trulli è spesso menzionata nei libri come “capanna di pietra” perché a vista essa evoca la primordiale dimora costruita dall’uomo: la capanna preistorica. Per questo sull’origine dei trulli è indicato un orizzonte cronologico molto alto. Secondo alcuni studiosi, infatti, in luoghi geologicamente carsici, fin dalla preistoria, l’uomo può aver costruito capanne di pietra invece che di fango e arbusti. In Puglia nell’Età neolitica (VII-III millennio a.C.) il popolamento si diffuse su siti all’aperto sulle coste e sulle colline interne, proprio dove si trovano i trulli.

Trulli in Valle d'Itria

Trulli in Valle d’Itria

 Osservando tutte le costruzioni in pietra a secco disseminate  nella regione, i trulli e i muri a secco (tra cui i monumentali  paretoni), non è azzardato cogliere un collegamento con  l’esperienza megalitica diffusasi dal Mediterraneo al Nord  Europa nell’Età del Bronzo (II millennio a.C.), almeno  limitatamente a nuove tecniche costruttive assimilate e  rielaborate dalle popolazioni autoctone. Non va dimenticato che  nell’Età del Bronzo approdarono in Puglia molti popoli di  naviganti portatori di nuove istanze culturali, tra cui i mercanti  micenei, che nella madre patria conoscevano le tholoi, le  imponenti tombe di pianta circolare e con tetto conico a falsa cupola, esattamente come le cupole dei trulli.

 La diffusione nel Mediterraneo del tipo edilizio a trullo in zone assai distanti ha fatto supporre anche un’unica origine etnica del fenomeno, presumibilmente con un’influenza culturale da Est verso Ovest. L’ipotesi che considera i trulli esclusivamente espressione di un’edilizia rurale spontanea, logica conseguenza della quantità di materia prima disponibile, rimane tra le altre meno convincente soprattutto se si considera che le stesse aree della Puglia con presenza massiccia di trulli, nei secoli scorsi erano anche ricche di legna, grazie alle notevoli estensioni boschive. Le rare datazioni epigrafiche sono da valutare con cautela (come il trullo in Contrada Marziolla di Locorotondo sul cui architrave è incisa una data poco leggibile: 1509,1589 o forse 1599) perché datare un’opera è passaggio che appartiene all’artigiano consapevole del valore del proprio lavoro piuttosto che al popolo contadino, alle prese quotidianamente con problemi di sopravvivenza.

Architrave del trullo recante la data incisa 1559

Architrave del trullo Marziolla recante la data incisa 1559

 

In definitiva sia che i trulli di Puglia discendano dalle capanne preistoriche o preclassiche o che siano un riflesso di architetture più elitarie come i megaliti, essi rappresentano un archetipo edilizio maturato sempre in società agricolo-pastorali e sono diventati negli ultimi secoli dimora simbolo della civiltà contadina. Alla fine dell’Ottocento l’archeologo francese Francois Lenormant definendo i trulli “costruzioni senza tempo” risolse ogni problema cronologico.

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