Puglia, Alberobello, Rione Monti  (ft. Mt. Acquaviva)

Alberobello, Patrimonio Unesco.

La più diffusa tesi sulle origini storiche di Alberobello è basata sull’esistenza di una Silva Arboris Belli, la selva che si estendeva sulle colline dove sorge ora la città, già popolata nel XV secolo quando feudatario di quei territori era il conte Andrea Matteo Acquaviva d’Aragona, che oltre ad aver concesso le terre ai coloni concesse loro di poter edificare dimore in pietra a secco. Si venne così a conformare il primitivo nucleo della successiva città popolata da capanne di pietra. Studi recenti nominano invece vero fondatore di Alberobello il conte Gian Girolamo II Acquaviva d’Aragona che, nel XVII secolo, fece popolare la sua Difesa Arboris Belli, fino ad allora riserva di caccia, da nuclei familiari che chiedevano appezzamenti di terre per sopravvivere.

 Nido di fuoriusciti” furono definiti quei primi insediamenti, trattandosi di debitori insolventi, poveri che non potevano pagare le tasse. Ne giunsero tanti sulla Selva dalle zone limitrofe, dove poterono coltivare disboscando e dissodando, in cambio di una decima di tutto il raccolto al Conte. Questi avviò, dunque, una politica di rinnovamento e di sviluppo delle risorse della Selva, facendo edificare una taverna (1635) alla confluenza di importanti tracciati viari, che divenne una sicura rendita per la famiglia comitale. La Taverna era, infatti, dotata di stalle, di osteria e di stanze per i viandanti, oltre che di molino, forno e beccheria. Una tesi che riscatta dunque la persona del famigerato conte Gian Girolamo II, detto il Guercio di Puglia, tradizionalmente noto come un crudele feudatario, descritto ora come benefattore e imprenditore. Egli accolse nelle sue terre, infatti, diseredati e poveri esentandoli da tasse e garantendo loro una serie di servizi utili per le attività agricole.

ft. 7 Alberobello - simboli in latte di calce sui coni SOSTITUITA

  Tornando alla Silva Arboris Belli, si trattò quindi di un casale di  rustiche costruzioni in pietra a secco e senza malta che nel XVII  secolo ebbe anche la sua chiesa, costruita distante dal villaggio,  in cui fu dipinta sul muro una Beata Vergine di Loreto, san  Cosma e san Damiano ai lati e l’Eterno in alto. Si tramanda che  il Guercio di Puglia fu molto devoto ai Ss. Medici Cosma e  Damiano tanto da inculcare il culto all’intero abitato, culto che  evidentemente attecchì al punto tale che tutt’ora è tra i più  importanti della Murgia dei Trulli. La festa alberobellese dei Ss.  Medici, a Settembre, coinvolge migliaia di pellegrini che  giungono al santuario in città percorrendo a piedi, di notte e di giorno, le strade rurali della Valle d’Itria, provenienti da tutti i paesi limitrofi.

 Dopo la morte del Guercio di Puglia il casale, ormai popoloso, pur essendo riconosciuto come centro demico dalla famiglia comitale rimase tuttavia celato alle autorità statali. Il riconoscimento ufficiale avvenne nel 1797. L’occasione fu la visita in Puglia del re Ferdinando IV. Si mosse una delegazione di alcuni coraggiosi abitanti della Selva che raggiunsero Taranto, dove si trovava il re, chiedendo l’affrancamento dal potere feudale. Con un decreto il re concesse loro che il villaggio divenisse città regia, potendo da quel momento edificare con la malta e non più precarie dimore in pietra a secco. Nacque la città di Alberobello che prese il nome da arborebello, una maestosa quercia ancora esistente ai primi del Settecento, che dava il nome all’intero bosco intorno, la silva arborisbelli, dove era sorto il primitivo villaggio. Dopo il decreto regio, Alberobello crebbe con nuove case in pietra e malta senza, per fortuna, abbandonare la costruzione delle capanne di pietra, i trulli, che furono ampliati e resi più comodi. Quei trulli ora formano il nucleo più antico di Alberobello, unico al mondo, per questo Patrimonio Unesco dal 1996.

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